«Parto gratis? Solo se sei clandestina»

Flavia Mazza Catena

Lodi Arriva a Lodi dall'estero, insieme al compagno lodigiano, con un visto regolare. È incinta. Va all'ospedale per spiegare che deve partorire e si sente dire, a sorpresa, che il costo da sostenere sarà dai 2mila ai 3mila euro. Sta per salutare quando si sente aggiungere dall'impiegata di turno: «Lei non è mica clandestina o profuga. Solo così avrebbe partorito gratuitamente. È qui regolarmente quindi se vuole partorire deve pagare».

La signora è ucraina, si chiama Lilya Shash, ha 25 anni ed è disoccupata. Il marito, Fabio Varesi, sentito tutto, ha un'idea. Va in questura e chiede, per la donna, il permesso di soggiornocome fosse un'immigrata da regolarizzare. È il 13 luglio. Il parto della donna è previsto per il 24 o 25 agosto, in questura gli propongono di fare domanda per un permesso di soggiorno urgente. Mancano poche ore al lieto evento e finora nessuna risposta è arrivata. E, intanto, gli hanno dato appuntamento, per la procedura ordinaria, per il prossimo 13 settembre. Quindi non c'è soluzione: la donna dovrà partorire a pagamento. Angela Bocconi, direttore medico del presidio ospedaliero di Lodi, lo dice chiaro: «È assurdo ma è così. È il paradosso di questa legge. Se si arriva in Italia come clandestino, profugo o rifugiato si riceve immediatamente il codice di Stp, ossia straniero temporaneamente presente rilasciato dalla struttura di prima accoglienza. E ogni cura, parto compreso, viene totalmente rimborsata». Col visto regolare si paga da «solvente».