Il premier convoca le Regioni: «Ora ci divertiamo»

RomaFuoco amico. Certo, Matteo Renzi l'attacco se l'aspettava e forse aveva già preparato la replica, perché era qualche settimana che le Regioni protestavano contro la Finanziaria, giudicata troppo penalizzante. Ma la botta che gli arriva da Sergio Chiamparino, presidente del Piemonte e renziano della prima ora, stavolta è particolarmente dura: «I tagli dal 2017 al 2019 configurano una situazione che nei fatti mette a rischio la sopravvivenza del sistema». Insomma, dice, «se i numeri non cambiano, noi rischiamo di scomparire». La risposta non si fa attendere: il premier convoca i governatori per domani a Palazzo Chigi e si prepara a sottoporli a un liscio e busso storico. «Adesso con le Regioni ci divertiamo - commenta con i suoi - ma sul serio. Basta scaricare sempre il problema sugli italiani, piuttosto comincino a eliminare i loro tanti sprechi».

Chissà quanto si divertirà Chiamparino, che per polemica si era già dimesso dalla presidenza della Conferenza Stato-Regioni. L'ex sindaco di Torino, a quanto pare, ha però tutte le intenzioni di continuare la sua battaglia per la «sostenibilità» della manovra. E i diciassette miliardi di tagli richiesti per lui sono, appunto «insostenibili», come spiega in mattinata a Palazzo Madama in un'audizione di fronte alle commissioni riunite del Bilancio di Camera e Senato.

È una questione, sostiene, di sopravvivenza. Serve un miliardo in più, questa la stima fatta da Chiamparino. «Dobbiamo capire quale è il valore istituzionale che viene dato alle Regioni, e in particolare al sistema sanità, che è uno dei più virtuosi al mondo. Perché se si pensa che farla funzionare in maniera centralizzata è più funzionale, allora si provi pure». Lo scontro è aperto. «Se non cambiano questi dati - è l'allarme lanciato dal “Chiampa” - vorrà dire che, ad esempio, sui farmaci innovativi ci sarà qualcuno a cui bisognerà dire di no. Potremmo arrivare a un livello tale che, ad esempio, la centesima persona che arriva e ha bisogno di un farmaco salvavita si sente dire di no perché le Regioni non hanno i soldi per acquistarlo».

Margini di accordo? Pochi. «Fino ad oggi non c'è stata una grande interlocuzione con il governo sulla legge di Stabilità», si lamenta il presidente del Piemonte, che chiede l'apertura di una tavolo, che il peso del rinnovo dei contratti sia tenuto fuori dai conti e, soprattutto, «più fondi per poter assicurare i servizi». Altrimenti, avvisa, c'è il rischio di un aumento dei ticket sanitari o delle tasse locali. «Dei sei miliardi di tagli previsti, 4,2, cioè più dei due terzi, vengono dalle Regioni. E questo non è possibile».

Invece non solo è possibile, dicono da Palazzo Chigi, ma è quasi doveroso. «Sulla Sanità - sostiene il premier - ci sono più soldi del passato. Meno di quanti ne chiedono, ma più di quanti ne avevano a disposizione». Renzi si prepara perciò all'ennesimo braccio di ferro: «Il punto è che le tasse devono scendere. Non consentirò alle Regioni di aumentare le imposte ai cittadini».