Il premier vuole le Olimpiadi ma sarà una corsa a ostacoli

Per il leader leghista Salvini «la proposta è una follia» La minoranza Pd boccia l'idea: «Le priorità siano altre»

D unque si riparte, l'Italia si candida a ospitare le Olimpiadi 2024. È lo stesso Matteo Renzi, nel salone d'onore del Coni, a dare l'annuncio: «Niente de Coubertine, correremo per vincere. Troppo spesso siamo un Paese rassegnato e invece abbiamo tutte le condizioni per vincere l'oro. Non è una questione di colore politico, sono le istituzioni che devono tornare a puntare in alto». Sarà una candidatura nazionale, secondo le nuove regole del Cio, con Roma «al centro» di un progetto che prevede anche Napoli, Firenze e la Sardegna. Milano chissà. Per ora è fuori, però potrebbe rientrare, in fondo è a tre ore di treno.

Parigi, Baku, Doha, Berlino, San Francisco. Ma gli avversari più tenaci saranno quelli interni. «Una follia», così Matteo Salvini considera la proposta del governo. «È ancora aperto il fascicolo di Mafia Capitale e gli vogliamo dare in pasto pure i Giochi? E poi tutte le ultime Olimpiadi sono state, economicamente parlando, un disastro. Non capisco se Renzi ci è o ci fa. La prendo come una provocazione, perché i soliti noti già si fregano le mani». Il leader della Lega a fare strana coppia con Pippo Civati, uno dei capi della minoranza Pd. «Le priorità sono altre, l'Italia non ha gli anticorpi per evitare pasticci». Tra i contrari pure i grillini. «Cinque cerchi? No, cinque manette», dice Roberto Fico. Da Vincenzo Nibali a Valentina Vezzali, da Clemente Russo a Christof Innerhofer, gli sportivi sono tutti entusiasti. Tutti tranne Antonio Rossi, medaglia d'oro nel kajak a Sidney, assessore della Regione Lombardia. «Non sono contrario, sono preoccupato. Sarà una candidatura romano-centrica e, secondo me, con l'inchiesta Mafia Capitale faremo una brutta figura di fronte al Cio».

Ignazio Marino sostiene invece che «Roma è l'unica città riconosciuta come capitale del mondo e ha tutti gli elementi per candidarsi». D'accordo con il sindaco pure quella che vuole prendere il suo posto, Giorgia Meloni. «Sarebbe l'occasione per un grande rilancio, però Marino si deve dimettere, non possiamo presentarci al cospetto della comunità internazionale con questa amministrazione». E persino Mario Borghezio è favorevole, «purché si faccia pulizia».

Poi c'è il fronte di chi vuole allargare i Giochi. Lo guida Roberto Maroni: «Si candida il Paese non Roma, quindi Milano non è fuori. Se l'Italia è dentro, Milano partecipa». Forse avrà il canottaggio e una parte del calcio. Anche Torino scalpita: «Abbiamo l'esperienza delle Olimpiadi invernali del 2010», ricorda il sindaco Piero Fassino. Sperano anche Genova per la pallanuoto, Taranto e L'Aquila ma, dice Giovanni Malagò «non potremo accontentare tutti».

Il comitato promotore partirà a gennaio. Renzi promette un grande progetto e «spese controllate», Malagò giura che «la trasparenza sarà la precondizione». Quanto ai costi previsti, spiega il presidente del Coni, «sei miliardi di spese è una cifra realistica, ci servirà un Cantone».