Il professionista da 70mila euro l'anno ne risparmia 2.500

Non è vero che la flat tax avvantaggi particolarmente i redditi elevati. L'applicazione di un'aliquota unica al 23% con una no tax area di 12mila euro, come da programma del centrodestra, realizza una vera progressività dell'imposta, cioè dà pieno compimento al dettato costituzionale. Per dimostrare questa tesi prendiamo in considerazione un avvocato cinquantenne con un reddito annuo lordo di 71.604 euro. È una cifra considerevole, visti i tempi che corrono. Ma, poiché il professionista opera in regime di partita Iva, riesce a portare in deduzione tante spese: dall'ammortamento dell'immobile che usa per lavorare ai contributi previdenziali fino a quelle per computer e telefono. Questo fa sì che l'imponibile scenda 56.789 euro che risale a 59mila euro poiché l'avvocato in questione affitta una stanza dello studio a un collega che collabora con il suo studio ricavando 2.211 euro all'anno. Sui 59mila euro di imponibile l'avvocato paga 16.284 euro di Irpef che gli lasciano in tasca 42.716 euro all'anno (3.560 euro circa al mese). Il tax rate, cioè l'incidenza della pressione fiscale sull'imponibile, è del 27,6 per cento, un'aliquota media non elevatissima anche in virtù delle spese che ha portato in deduzione.

Con la flat tax al 23% e una no tax area di 12mila euro l'avvocato pagherebbe un'imposta di 13.708,92 euro con un tax rate del 19,1%, dunque molto vicino alla soglia massima del 23. E comunque l'avvocato pagherebbe 13.708 euro di Irpef recuperando circa 2.500 euro in più rispetto all'attuale regime e potendo far fronte alle spese da sostenere per la propria famiglia e per la propria attività di 57.895 euro. Insomma, meno complicazioni con fatture, ritenute e scontrini da conservare e più tempo libero per dedicarsi al proprio lavoro e ai propri affetti. Oggi come oggi non è scontato.