Il pugno di ferro di Trump. Sganciata contro l'Isis la madre di tutte le bombe

Per la prima volta usata l'arma da 10mila chili. È il più potente ordigno anti-bunker non nucleare

Gli americani continuano a mostrate i muscoli e sganciano sulla testa delle bandiere nere in Afghanistan la «madre di tutte le bombe», il più potente ordigno non nucleare dell'arsenale a stelle e strisce. La notizia è stata lanciata dalla Cnn grazie ad un'imbeccata non casuale del Pentagono e confermata dalla Casa Bianca. Ieri verso le 19 ora afghana un mostro a forma di missile, che pesa 10mila chili, lungo 9 metri e con un diametro di oltre un metro ha colpito l'obiettivo nella provincia di Nangarhar. Non una zona qualunque, ma la roccaforte dello Stato islamico in Afghanistan a ridosso del confine con il Pakistan vicino ai vecchi bunker scavati sotto le montagne di Tora Bora, dove si era nascosto Osama bin Laden al crollo dei talebani.

Gli Stati Uniti «prendono la lotta contro l'Isis molto sul serio» ha sottolineato il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, confermando il lancio americano della più potente bomba non atomica.

La Gbu-43/B, nome militare della super bomba, è stata sganciata ad alta quota da un Mc-130 Combat Talon, un aereo di trasporto per le operazioni speciali, che può imbarcare anche intere unità di truppe d'elite da paracadutare. Undicimila chili di Tnt sono esplosi sui covi delle bandiere nere, ma questo tipo di bomba non è un ordigno per la penetrazione in profondità con l'obiettivo di distruggere bunker sotterranei. La madre di tutte le bombe serve a spazzare via dalla faccia della terra esseri umani e postazioni nel raggio di centinaia di metri. E viene usata in zona montagnose dentro canyon o cave per ottenere un effetto maggiore. A firmare l'autorizzazione per l'uso dell'ordigno è stato il comandante americano della missione Nato in Afghanistan Resolute support, il generale John Nicholson. Sotto di lui ci sono anche gli 800 militari italiani ancora presenti a Herat nell'ovest del Paese. «Il raid è stato organizzato in modo da ridurre al minimo il rischio per le forze afghane e americane e per massimizzare l'eliminazione dei combattenti dell'Is e delle loro strutture» spiega un comunicato del Comando centrale Usa.

In realtà il bombardamento sarebbe stato più efficace con i droni o i normali caccia bombardieri che sganciano bombe da 250 o 500 chili colpendo con precisione. Adesso si usano ordigni anche più piccoli per evitare danni collaterali come la morte di civili. Proprio volendo si potevano utilizzare i B 52 con le loro «pillole» da 1000 chilogrammi, che nel 2001 polverizzarono le trincee talebane a nord di Kabul.

«Mi sembra un'operazione anomala dettata soprattutto dall'effetto scenografico e mediatico - spiega al Giornale, l'ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica, generale Leonardo Tricarico -. Un'altra esibizione muscolare degli americani come in Siria». Proprio ieri il presidente siriano Bashar al Assad ha definito l'attacco con armi chimiche, attribuito al regime da molti Paesi, «un'invenzione al 100%». E in parallelo Damasco ha accusato la coalizione internazionale guidata dagli Usa di aver bombardato un arsenale chimico dell'Isis, uccidendo centinaia di persone. La notizia è stata subito smentita dall'esercito americano.

Se il super bombardamento afghano è la nuova dimostrazione di forza del presidente Usa Donald Trump, non a caso hanno sganciato la GBU-43/B, acronimo Moab (Massive Ordnance Air Blast). Evoluzione della famosa bomba «taglia margherite», la Blu-82, che seminava il terrore nei ranghi dell'esercito iracheno. Durante l'invasione alleata del 2003 la taglia margherite fu usata ampiamente per spazzare via i bunker di Saddam. Allora la madre di tutte le bombe era appena stata creata in 15 esemplari. Un solo ordigno l'avevano spedito in Iraq, ma senza mai impiegarlo. Il primo utilizzo in combattimento non avviene a caso in Afghanistan secondo il generale Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore della Difesa: «Potrebbe essere un messaggio agli iraniani, che confinano con il Paese al crocevia dell'Asia».

Anche i russi, per non essere da meno, hanno sviluppato la super bomba non nucleare, che è quattro volte più potente. E ovviamente per distinguersi dagli americani l'hanno battezzata «padre di tutte le bombe».