Quei 3.500 bambini profughi in mano ai tagliagole dell'Isis

I miliziani conquistano un campo di rifugiati vicino a Damasco L'Unicef: «È un'altra Srebrenica». In Irak trovate fosse comuni

«Una nuova Srebrenica». È la denuncia dell'Onu per la mattanza in corso nel campo palestinese di Yarmuk, alla periferia di Damasco, dove sono avanzate le bandiere nere, mai così vicine alla capitale siriana. I tagliagole del Califfo hanno lanciato un'offensiva il primo aprile conquistando gran parte dell'area. Ancora più spietati delle truppe governative, che circondavano il campo con un assedio medievale da due anni, stanno macellando chiunque si opponga. Il deputato arabo-israeliano Ahmed Tibi parla di mille morti. Decapitazioni, esecuzioni porta a porta, attacchi indiscriminati per piegare le fazioni palestinesi che controllavano il campo. Ribelli contro ribelli della sanguinosa primavera araba siriana, che non risparmia neppure i più innocenti. «Almeno 3.500 bambini sono intrappolati all'interno del campo. Rischiano di venire uccisi o feriti e hanno bisogno di cibo, acqua, medicine e protezione», denuncia Save the children. A Yarmuk, una volta abitato da 160mila persone sono rimasti in 18mila. L'Unicef, l'agenzia delle Nazioni unite per i bambini denuncia che si rischia «una nuova Srebrenica». Il riferimento è al genocidio di 8mila musulmani dell'enclave musulmana in Bosnia del 1995.

«Ho visto due miliziani dell'Isis che tiravano calci a una testa decapitata come se fosse un pallone. Sembrava che giocassero a calcio», racconta Amjaad Yaaqub, 16 anni, che è riuscito a salvarsi. Un altro scampato, Ibrahim Abdel Fatah, che ha raggiunto il quartiere limitrofo di Tamadun controllato dal governo siriano, conferma: «Ho visto teste senza corpo. Hanno ucciso bambini davanti ai loro genitori. Eravamo terrorizzati».

Dopo un viottolo giri un angolo e ti trovi di fronte ad un cumulo di macerie di due anni di battaglie. Nidi di mitragliatrici e cecchini sono dappertutto e ogni tanto cade qualche colpo di mortaio da una parte e dall'altra. Yarmuk era già sprofondato all'inferno con l'assedio che ha ridotto alla fame gli abitanti, ma l'avanzata delle bandiere nere ha reso ancora più terribile la situazione. I miliziani del Califfato hanno pubblicato le foto delle decapitazioni e mentre sparano con le mitragliatrici pesanti in strada o da una casa all'altra. Dalla moschea al centro del campo mandano agghiaccianti appelli ai rivali palestinesi: «Arrendetevi o vi annienteremo». Il loro obiettivo è la capitale. Il centro di Damasco dista appena 5 km. La fazione Aknaf Bayt al Maqdis, fedele a Hamas, combatte ancora, ma lo Stato islamico ha conquistato fra il 60 ed il 90 per cento del campo. I «cugini» rivali di Al Qaida, il fronte al Nusra, stanno a guardare o appoggiano tacitamente le bandiere nere sperando con la prossima offensiva di stanare il presidente siriano Bashar al Assad asserragliato nella capitale.

L'orrore dell'Isis non si ferma alla «nuova Srebrenica» alle porte di Damasco. In Irak, dopo la liberazione nei giorni scorsi di Tikrit occupata dal Califfo, sono state scoperte una dozzina di fosse comuni. Per ora hanno restituito 20 cadaveri, ma si teme che nelle fosse siano sepolti 1700 soldati, in gran parte cadetti sciiti catturati dall'Isis nell'avanzata in Irak dello scorso anno. I tagliagole avevano filmato vessazioni, percosse e la mattanza dei prigionieri dell'ex base Usa di Camp Speicher, fra l'11 e il 12 giugno 2014. Le esecuzioni sono avvenute nell'ex palazzo di Saddam, in riva al fiume che lambisce una vallata soprannominata della morte e nel deserto. A Tikrit i crimini dello Stato islamico stanno venendo alla luce, ma alle porte di Damasco continuano.

La carta igienica? Finalmente un musulmano osservante può usarla, ma soltanto se non ha a portata di mano dell'acqua. Lo ha stabilito una fatwa (editto religioso) emessa dalla Direzione degli Affari religiosi di Diyanet (Turchia), sottolineando che resta l'acqua la fonte primaria per la pulizia. «Se non si può trovare l'acqua per pulirsi, allora possono essere utilizzati altri prodotti per la pulizia. Anche se alcune fonti ritengono che la carta non sia adatta alla pulizia, in quanto si tratta di materiale per la scrittura, non c'è alcun problema a utilizzare la carta igienica», recita la fatwa. A fine marzo Diyanet aveva autorizzato l'uso di sostanze per la pulizia contenenti alcol, pur restando il divieto di bere alcolici.

Il cantante di «Father and son» si è convertito all'islam già nel 1977 con il nome di Yusuf Islam

Scialoja, morto nel 2012, si convertì all'islam nel 1987, mentre era rappresentante dell'Italia alle Nazioni Unite

Cassius Clay, il pugile più famoso del mondo, si convertì all'Islam e cambiò nome in Mohamed Alì nel 1964