Il rally finisce in tragedia: auto sulla folla, muore bimbo

Il pilota è uscito di strada forse in seguito a un malore Ma l'area dell'incidente non doveva ospitare spettatori

Torino Un bambino di sei anni è stato travolto e ucciso da una vettura che è fuori strada uscita dal tracciato di gara, durante il rally «Città di Torino» a Coassolo, nel Torinese. Feriti anche i genitori del piccolo, che si trovavano accanto a lui, che sono stati trasportati all'ospedale di Ciriè, ma non sarebbero in pericolo di vita, mentre è rimasto miracolosamente illeso, il fratellino di appena tre anni.

Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i carabinieri di Venaria Reale, assieme ad ambulanze del 118 e all'elisoccorso. Le condizioni del piccolo Aldo, che viveva a Coassolo con la famiglia, sono apparse subito disperate, tanto che l'elisoccorso non si è neppure alzato in volo. Il rally è stato immediatamente sospeso e la zona transennata.

La procura di Ivrea ha aperto un fascicolo per appurare la dinamica dell'incidente e soprattutto stabilire se la piccola vittima e la sua famiglia, si trovassero in un luogo vietato oppure considerato sicuro per gli spettatori. Stando alle prime testimonianze, sembra che l'auto - l'equipaggio «Skoda Biella» numero 12, durante la terza prova speciale - abbia sbandato in corrispondenza di una curva dopo aver urtato il cordolo stradale. Cristian Milano, 47 anni, il pilota, ha così perso il controllo del mezzo e l'auto è uscita dalla carreggiata finendo la sua corsa proprio nella zona di prato dove si trovavano gli spettatori.

Il navigatore, Luca Pieri, però, avrebbe fornito un'altra spiegazione e cioè che Milano sia stato colto da malore, e per questa ragione abbia perso il controllo del volante. Lui se n'è accorto, ed è riuscito a togliere il piede del pilota dall'acceleratore tirando il freno a mano: l'auto ha sfondato un muro di cemento, travolgendo i quattro spettatori. L'indagine - affidata al pm Ruggero Crupi, che ha ordinato tra l'altro rilievi planimetrici e fotografici, nonché il sequestro della vettura - non esclude alcuna pista, dall'ipotesi che il piccino stesse seguendo la corsa con i genitori in un punto vietato, all'efficienza dell'organizzazione, alle condizioni del circuito e anche allo stato psicofisico del pilota.

«Sono molto addolorato per quello che è successo, non doveva andare così, doveva essere solo una festa - commenta disperato Mario Ghiotti, che da 32 anni organizza il rally Città di Torino-. Abbiamo disposto tutto quello che ci era stato richiesto e i piani di sicurezza sono stati approvati dalle autorità competenti».

A proposito dell'area in cui è avvenuto l'incidente, che secondo gli inquirenti non era destinata a ospitare spettatori, Ghiotti ha detto: «Purtroppo non ero presente sul posto, ma pare ci sia stata dell'imprudenza. Ci risulta che al passaggio delle vetture ci fossero delle persone in zone vietate perché pericolose. Sarà l'inchiesta a stabilirlo».

Se dovesse essere confermata l'ipotesi, «potrebbe esserci stata un'imprudenza anche da parte della famiglia del bimbo. Ma non ero sul posto - ribadisce Ghiotti - bisogna vedere». Tra gli aspetti su cui far luce - come ha sottolineato l'organizzazione - anche il fatto se il pubblico potesse effettivamente stazionare nel prato dove si è verificata la tragedia. Le zone sicure destinate ad accogliere gli spettatori erano infatti segnalate e delimitate da visibili scritte gialle: «Pubblico Ok». Ma tra queste pare non ci fosse il manto erboso.

«Il pilota era esperto, per guidare quella vettura è richiesta una licenza internazionale, con un'abilitazione che si ottiene in seguito a un test che organizza la Federazione e che lui ha sostenuto e passato nel gennaio 2016», sostiene, Alfredo Delleani, il direttore di gara. «La prova era stata allestita nel rispetto dei parametri di sicurezza richiesti».