Re Giorgio rottama la moda da gay

Armani contro il conformismo gender: "Un omossessuale resta uomo al 100%. Non si vesta da omosessuale"

Potrebbe sembrare naturale: al mattino ti svegli, fai colazione, la doccia, apri l'armadio e prendi la biancheria, poi la camicia e i calzoni o la gonna e la blusa e li indossi. Ti vesti. Da uomo. Se sei uomo. Da donna, se sei donna. Puoi svirgolare sugli accostamenti, sui colori. Su qualche accessorio. Ma, di massima, non sei chiamato al carnevale tutto l'anno. Se sei sereno. Se non hai la fissazione di voler sconvolgere, l'esigenza di scandalizzare, di provocare ad ogni costo. Se non vuoi masticare la dannazione e il veleno della rivalsa sessuale, «di genere», ad ogni respiro. Ti vesti e basta. E magari sei omosessuale. Hai un compagno o una compagna del tuo stesso sesso. Altrettanto sobrio, altrettanto misurata, anche se con qualche sbaffo di eccentricità. Non guasta e non impegna. Sei prima di tutto Te stesso. Indossi gli abiti per ripararti dal freddo o combattere l'afa dell'estate. Per premiarti. O, anche, per superare un momento difficile. A me, lo confesso, la morbidezza della lana calma l'ansia. Per questo, forse, sopra tutto indosso sempre una sciallessa. Da donna? No, da me. Mio nonno portava il tabarro. L'ho ingentilito un po'. Tutto qui. Detesto la «moda di genere», perché detesto «il genere». Sono nato maschio e peloso e non schiaffeggerei mai Madre Natura per avermi dotato di tali nobili caratteristiche. Ciò non toglie che mi sia innamorato di un altro maschio e che con un altro ancora lo abbia rimpiazzato dopo l'abbandono. Senza il bisogno di indossare la mutanda da gay, la tshirt da gay, la camicia da gay, il calzone da gay. Non ho mai strappato un pelo dall'arco sopraccigliare, né ho avuto l'esigenza del bronzo sulla pelle, da lampada o crema cosmetica. Eppure son frocio. Si può esserlo in vari modi. Uno è quello sobrio. Composto. Che non vieta ad altri di scegliere il carnevale. Armani, intervistato dalla stampa britannica si lascia sfuggire «Un uomo omosessuale è uomo al 100%. Non ha bisogno di vestirsi da omosessuale». E apriti cielo! Non lo sa, forse, l'elegante stilista, che chi tocca i gay muore ? Un po' come succede con i cavi dell'alta tensione. Una volta eravamo terrorizzati dal teschio e i due femori incrociati che ci redarguivano dall'accostarci alle centrali elettriche e ai tralicci. Oggi il teschio se lo tatuano sulla giugulare, o sulla chiappa, o gli pende, coperto di strass, dalla catena al collo. Ma l'avviso di pericolo vale sempre. Soprattutto se il titolare della «crozza» appartiene alla categoria degli intoccabili. Qui, il problema, caro Armani, non è più l'abito (che il monaco lo fa, eccome!), ma la temerarietà di essersi spinto a criticare la Casta poco casta. Lei ha toccato punti assolutamente tabù: i muscoli, le palestre… Non lo sa che quelli sono luoghi sacri, templi dedicati all'incontro e alla socializzazione? Per molti, addirittura diventano sede di coming out . Sa quanti eterofroci si sono smascherati tra bilancieri e manubri, spogliatoi e docce?

Ma Lei, non contento, continua l'opera di sbriciolamento del mito, frantumando la figura della babbiona rifatta. Ah! Satanasso di un Sarto! Ma non le vede mai, le antiche bellezze oggi puntellate sottopelle, fotografate a fianco al gayuzzo di turno, in cerca di visibilità? Sembrano gatte spiritate, colpevole il botulino, o anche paciocconissimi pesci palla, complice qualche mezza litrata di acido ialuronico. Ma, agli occhi del gayo cicisbeo, appaiono come Venere appena nata dalla spuma. Mannaggia a Lei, sommo stilista! Ingenuo o provocatore?

E, loro, gli intoccabili, che faranno, adesso? Boicotteranno anche Lei? Altri stilisti non mi sembra che abbiano abbassato le saracinesche. Non risulta che schiere di collaboratori abbiano perso il prezioso posto di lavoro. Grazie a Dio.

E, dunque, abbandoniamo i guardaroba e occupiamoci di ben altri problemi, che alle polemiche ricchione ormai ci abbiamo fatto il callo. Sapesse.