Renzi insiste: voto a giugno Il suo piano B

Roma - Un ritorno in grande stile, due paginate di Repubblica firmate da Ezio Mauro nelle quali - rompendo dopo un mese il silenzio - Matteo Renzi spiega come vuol far ripartire il Pd, e costruire anche in Europa la sfida al populismo montante di una sinistra riformista, nonostante la sconfitta referendaria.

I prossimi giorni, il segretario del Pd li dedicherà a questo: rafforzare ed allargare la squadra della segreteria, sterilizzare il gioco delle correnti interne compattando il grosso del partito attorno a sé. A breve ci sarà una riunione della Direzione, poi gli appuntamenti nazionali con i circoli e gli amministratori locali, che servono a preparare la campagna per le prossime Amministrative (si parla del ministro Roberta Pinotti candidata a Genova). E quella per le politiche, che restano al centro dell'agenda del leader. «La finestra di giugno è quella più realistica», dicono i suoi. Per allora, però, la nuova legge elettorale dovrà essere pronta, e molto dipende dalla sentenza della Consulta. Renzi si prepara alla battaglia in Parlamento per vararla: «Nessun asse preferenziale con Berlusconi», assicurano dal Nazareno. Si tratta di pretattica: il Pd si mostrerà pronto a dialogare con tutti, per stanare le diverse forze politiche e tenere sulla graticola il Cavaliere, per convincerlo che accordarsi lui per primo con Renzi gli conviene. Ben sapendo che strappargli un assenso al voto anticipato non sarà facile: «Ma solo un patto con noi - spiega un esponente Pd - può garantire a Berlusconi due cose fondamentali: il superamento delle preferenze e il no al proporzionale puro, che renderebbe impossibile persino la Grosse Koalition».

Ma non è detto che l'operazione riesca, e allora in casa renziana si sta riflettendo anche su un piano B: che fare se il voto a giugno sfumasse, e si andasse a scadenza naturale della legislatura? A quel punto, il Pd dovrebbe fare un investimento forte sul governo Gentiloni, elaborando un programma di riforme, innanzitutto in campo economico (dal fisco alla semplificazione delle autorizzazioni per nuove imprese o opere infrastrutturali), che risponda al desiderio di cambiamento e modernizzazione espresso dal «popolo del Sì». Tredici milioni e mezzo di elettori da rimotivare e riportare alle urne, per il Pd.