Riforma-brodino Solo Gentile salverà la scuola

La scuola è ormai un ammortizzatore sociale che sforna diplomi. Serve una rivoluzione vera

Le riforme della scuola non si contano più. In mezzo secolo saranno state sette o otto e tutte hanno ottenuto risultati opposti a quelli sperati. Anziché migliorare il funzionamento dell'istruzione, l'hanno peggiorato; ed è un miracolo che non l'abbiano annullato: significa che l'impianto è solido, neppure i politici sono stati capaci, nonostante l'impegno, di demolirlo. Ogni volta che un ministro ha tentato di mettere mano nelle strutture dell'educazione è successo il finimondo: gli insegnanti, trascinandosi appresso gli studenti (vittime della sindrome di Stoccolma), hanno protestato, scioperato, manifestato.

Quando Letizia Moratti introdusse novità nel sistema fu presa a male parole, accusata di ogni nefandezza. Lo stesso trattamento fu riservato a Mariastella Gelmini, colpevole di aver cercato di aggiustare l'aggiustabile. Non entro nel merito delle ragioni e dei torti: non sono un esperto della materia né voglio diventarlo. Sta di fatto che toccare la scuola è come sfiorare i fili dell'alta tensione: si rimane fulminati, senza portare alcun vantaggio alla scuola stessa, che seguita a essere inadeguata alle esigenze formative dei ragazzi, sempre più in difficoltà nel trovarsi un posto di lavoro.

Ho citato i casi di Moratti e Gelmini perché relativamente recenti; ma anche in passato qualsiasi governo avventuratosi nel ginepraio scolastico ha fallito. Cosicché l'apparato pedagogico italiano, nonostante una miriade di revisioni, non è all'altezza dei tempi: via via si è trasformato in una sorta di ammortizzatore sociale nel quale si rifugiano per campare migliaia di laureati rifiutati da altre più redditizie professioni.

Non bastasse l'esperienza fin qui acquisita da vari esecutivi, Matteo Renzi si è messo in testa di risolvere il problema in cui i suoi predecessori si sono immancabilmente smarriti. Gli auguriamo di fare centro nel proprio interesse e soprattutto nel nostro, ma abbiamo il fondato sospetto che l'impresa sia superiore alle sue forze. Infatti, non appena resi noti i punti salienti della riforma presentata dalla ministra Stefania Giannini (quella rimproverata dai media allorché si fece fotografare con le tette al vento in spiaggia: capirete che trasgressione), il corpo docente attivo e la massa di aspiranti a sedersi in cattedra si sono scatenati in polemiche insensate, comunque eccessive, confermando che il settore è un vespaio.

Sono parecchie le novità indigeribili per la categoria, tra cui i poteri dirigenziali che sarebbero conferiti ai presidi, la cui autorità attualmente è vicina allo zero. In sostanza, i professori non sopportano di aver un capo che dia loro le pagelle in rapporto al rendimento, la quantità del quale determinerebbe la retribuzione. Non c'è verso di convincere gli insegnanti che non sono liberi professionisti, bensì dipendenti obbligati a rispondere del proprio operato al dirigente d'istituto.

Ma queste sono questioni tecniche poco appassionanti, immagino, per i nostri lettori. Il nodo è un altro: in Italia nascono pochi bambini e troppi docenti. Quest'ultimi, specialmente al Sud, considerano la scuola l'unico approdo probabile, in assenza di altre opportunità lavorative. Il risultato è una pletora di precari che attende un miracolo: entrare in ruolo. Ottenuta l'assunzione in pianta stabile, chi era provvisorio e non lo è più si adagia. Se poi è stato destinato, chessò, a Milano, fatica a sopravvivere nella metropoli con un misero stipendio e punta a tornare nella propria terra, dove gli affitti e i prezzi dei prodotti di consumo sono più bassi. Il trasferimento è garantito. E siamo al cane che si morde la coda. Al Nord mancano i professori, al Sud abbondano, ma la qualità dell'insegnamento continua a essere scarsa. Perché? Quello dell'insegnante spesso è un mestiere di ripiego, pagato poco eppure gradito assai alle donne con figli, che ritengono il proprio salario una integrazione del reddito familiare. Esse si accontentano. Di norma sono occupate qualche ora la mattina, si assentano con disinvoltura e alla preparazione degli studenti non danno gran peso.

Ovviamente, non si può fare di tutte le erbe un fascio, ma in linea di massima questa è la realtà. Se, infine, valutiamo che la paga esigua respinge i cervelli più fini, attratti da altre sistemazioni diversamente remunerate, si comprende il motivo per cui la scuola è un ricettacolo di persone non sempre di alto profilo: in pratica, come dicevamo sopra, un ammortizzatore sociale. E non soltanto per certi laureati: anche per numerosi studenti che frequentano licei e istituti similari (sicuri di essere promossi) in quanto privi di altre prospettive: i lavori manuali non sono graditi ai giovani.

La scuola non istruisce più: è un diplomificio che rilascia pezzi di carta inservibili. Poi ci lamentiamo del declino inarrestabile che ci condanna all'arretratezza. Ecco perché le riforme, a prescindere dal contenuto, sono brodini. Si imporrebbe una rivoluzione, ma chi è attrezzato per realizzarla? Renzi ha una moglie in cattedra che potrebbe aiutarlo? Non illudiamoci. L'unica soluzione sarebbe quella di ripristinare - paradossalmente - il sistema ideato da Giovanni Gentile, che era perfetto e alla base ha resistito ai colpi d'ascia infertigli da parecchi governi democratici e pasticcioni, inconsapevoli del vero morbo di cui soffre l'educazione patria. Già, si fa alla svelta a dire Gentile. A guerra finita fu assassinato perché ideologo fascista, per quanto innocuo. Riesumarne i criteri applicati all'istruzione sarebbe saggio, ma proprio per questo nessuno oserà procedere. D'altronde, l'Italia ha mutato pelle e anima: non ha il coraggio di riconoscere i propri errori e porvi rimedio. La decadenza è assicurata.

Commenti

mariolino50

Mar, 12/05/2015 - 15:46

Sono andato a scuola prima della riforma degli anni 60, ed è vero,la scuola allora era più selettiva e insegnava di più, peccato che non era per tutti, ma era principalmente su base sociale. Le elementari erano più o meno uguali, però alla fine per andare alle medie dovevi fare un esame, su roba che non facevi a scuola, se non potevi permetterti lezioni private, o avevi il maestro in casa, inutile provarci, inoltre facevano di tutto per "scoraggiare" i figli della classe operaia, che infatti veniva mandata in finte scuole di avviamento al lavoro, dove li davvero non imparavi un cacchio. Molti queste cose non le sanno perchè troppo giovani, oppure di altra categoria sociale, ma bloccare qualsiasi possibilità di studio ai bambini di 10 anni non era giusto, dopo è stato sbagliato nel senso opposto, ma quella di prima era per pochi.

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semovente

Mar, 12/05/2015 - 15:59

Nulla da aggiungere ad una disamina onesta di un problema annoso e di una delicatezza estrema se si considera che l'oggetto è la formazione del futuro cittadino. Mai benedire il passato è la massima che aleggia sulle labbra dei governanti questa repubblichetta.

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Mar, 12/05/2015 - 16:16

Premessa fondamentale:non sono un insegnante. Ma la pretesa di Renzi di imporre un preside-podestà risponde, a ben vedere, ad un solo becero obiettivo. Quello di imporre un controllo politico delle assunzioni/licenziamenti dei docenti. Costretti a militare nelle file del partito cui è iscritto il proprio datore di lavoro. Scelto, quest'ultimo, con i noti criteri meritocratici imperanti in Italia. Quelli di tessera partitica. Possibilmente "progressista".

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liberopensiero77

Mar, 12/05/2015 - 16:17

Concordo con mariolino50, la scuola gentiliana era selettiva, ma anche piuttosto classista. Selezionava la classe dirigente, però aveva un difetto, privilegiava il classicismo a discapito degli studi tecnici e scientifici, considerati più consoni alle classi lavoratrici. Oggigiorno è necessario rivalutare gli studi tecnici e scientifici. OK al merito e anche alla selezione (senza esagerare), ma bisogna anche avere attenzione per il mondo del lavoro.

linoalo1

Mar, 12/05/2015 - 16:22

E,la colpa,di chi è?Forse dello Stato?No di certo!La colpa è solo del Corpo Docente e dei suoi Sindacati!Il Corpo Docente ha sempre osteggiato una qualsiasi Riforma,senza bemmeno valutarla,anche se valida!Ad ogni Riforma anche solo annunciata,Sciopero al Buio,con l'appoggio dei Sindacati!

mariolino50

Mar, 12/05/2015 - 16:41

liberopensiero77 LO studio più duro anche allora era comunque studi classici, ed anche gli scienziati venivano tutti da lì, come anche ora la gran parte della classe dirigente non solo italiana. Un mio ex collega ha due figli, uno ha fatto il classico, e un altro l'istituto tecnico, una volta anche lui pensava che quegli studi non servissero a niente, poi ha visto che la capacità di analisi critica è a un livello molto superiore a chi ha fatto le scuole da "lavoro", se non hai studiato forse ci arrivi a 50 anni mi diceva lui, e nemmeno tutti. E come mi disse un vecchio ingegnere insegnavano a passare ore sui libri, che serviva poi all'università

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OKprezzogiusto

Mar, 12/05/2015 - 16:58

Ci sono anziani (molto anziani )con la licenza elementare che se la cavano meglio di molti ragazzi usciti dalle medie e già al liceo. I programmi non erano sbrodolati, e pure sfrondati, in più anni. Un blando impegno scolastico, come capita oggi, porta ad un blando impegno nella vita: chi non è addestrato a stringere un po' i denti, cede al primo ostacolo e la mollezza dell'attuale scuola potrebbe essere una spiegazione dell'alto tasso di disoccupazione giovanile.

Ritratto di liberopensiero77

liberopensiero77

Mar, 12/05/2015 - 17:05

@mariolino50, famose a capì (come dicono a Roma), io non ho detto che gli studi classici non servono (in particolare è utile la filosofia), ritengo però che, oggi come oggi, non si possono disprezzare la scienza e la tecnica come facevano gli idealisti del secolo scorso (Gentile e Croce erano idealisti), mentre il mondo moderno si basa proprio sulla scienza e sulla tecnica. Infatti nelle scuole anglosassoni si studiano di più le scienze che non nelle scuole italiane. E anche a livello di classe dirigente, oggi un dirigente che va in giro a declamare a memoria Dante e brani dei "Promessi sposi" (come si faceva una volta), e poi non sa navigare su internet e non usa il computer, per me fa solo ridere.

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kardec

Mar, 12/05/2015 - 17:29

Feltri ha ragione da vendere. Il vero problema è la preparazione degli insegnanti. Di ogni livello. I sindacati sono i veri responsabili. Hanno sempre impedito ogni serio aggiornamento. l'importante era avere la tessera della CGL scuola, poi si poteva essere anche i più asini per fare carriera. Bastava non essere di destra. Chiunque abbia avuto da fare direttamente o indirettamente con la scuola sa perfettamente che quello che scrivo è sacrosanto.

Ritratto di Giorgio_Pulici

Giorgio_Pulici

Mar, 12/05/2015 - 17:44

La qualità della scuola dipende moltissimo dai professori che vi insegnano: ci sono quelli sciatti a cui non frega niente e quelli bravi ed appassionati. Un preside/manager che possa scegliersi i professori e che venga valutato sui risultati della scuola da lui diretta mi sembra buona cosa. Naturalmente sindacati/professionalità/valutazione è un trinomio inaccostabile.

giuditta

Mar, 12/05/2015 - 17:45

L'analisi è perfetta, le conclusioni quantomeno discutibili. Come si puè pensare di risolvere i problemi della scuola secondo i dettami della riforma Gentile ? Settantanni fa la scuola era essenzialmente una scuola d'elite e soprattutto non esistevano i sindacati. E' questo il vero nodo della questione. Occorre estromettere i sindacati dalla governance del sistema scolastico. E non mi riferisco alle foche ammaestrate col fischietto che puntualmente manifestano ad ogni autunno. Mi riferisco ai "colletti bianchi" che sindacati in primo luogo ma anche i partiti hanno nel ministero. L'istruzione è una cosa troppo importate per la nazione per lasciarla nelle mani delle corporazioni di coloro che vi operano. Al riguardo ha perfettamente ragione la Boschi. Ha usato parole di una chiarezza inusitata. Ha tutta la mia stima ed apprezzamento ancorchè ovviamente l'incoraggiamento ad andare fino in fondo. Senza compromessi.

Santippe

Mar, 12/05/2015 - 17:53

Le mosse da fare sono tre.1)Abolire il valore legale del titolo di studio.2)Eliminare il ministero della pubblica istruzione e i suoi organi periferici.3)Affidare l'istruzione e la formazione alla libera concorrenza imprenditoriale. Nessun onere per lo Stato : le famiglie paghino in ragione dei costi. I ragazzi non abbienti, ma di comprovata intelligenza, capacità e volontà, riceveranno borse di studio, DA RESTITUIRE gradualmente nel corso della loro successiva attività lavorativa.

mariolino50

Mar, 12/05/2015 - 18:08

liberopensiero77 A me invece mi manca tanto quella roba lì, il computer lo uso fin dai tempi delle schede perforate e ho visto nascere internet quando nelle case non esisteva, e ho sempre lavorato in ambito tecnico abbastanza complesso. Quel genere di studi dovrebbero essere la base su cui si regge il resto, guarda che studi hanno fatto quelli che comandano davvero, non sono scienziati o ingegneri, quelli vengono usati, anche Marchionne è un filosofo, ovvero di auto capisce poco, ma "guida" gli altri, i politicanti sono quasi tutti avvocati, ovunque nel mondo, ci vorrebbero entrambi i saperi, come era una volta, lo dice uno che non li sà purtroppo, ma vede come gira il mondo.

mariolino50

Mar, 12/05/2015 - 18:11

kardec Sbaglio di sindacato, nella scuola e anche nel resto del pubblico impiego vince la Cisl, quello originato dalla balena bianca, che infatti ha avuto quasi tutti i ministri della pubblica istruzione, l'unico "comunista" forse sarà Giovanni Berlinguer, che però era un tecnico, rettore di università.