Il rimpasto si allontana ma Gratteri torna in corsa

Renzi non vuol mandare alle Infrastrutture Lotti o Delrio per non indebolire la task force di Palazzo Chigi. E il magistrato si prepara. Nel Pd veleni per i boatos su Cuperlo ministro

La soluzione al rebus del governo, apertosi con le dimissioni di Maurizio Lupi, ancora non c'è, per questo il presidente del Consiglio si è preso un lasso di tempo, attraverso l'interim, per affrontarla e per fare intanto quel «repulisti» interno al ministero delle Infrastrutture che è a suo parere indispensabile. Quanto al toto-ministro, «fare nomi e ipotesi ora è totalmente prematuro».

Nel frattempo, Renzi vuol spegnere almeno alcuni dei fuochi di guerriglia che si accendono qui e là nella maggioranza, e vuol partire dal Pd: per lunedì prossimo ha convocato una Direzione con all'ordine del giorno le riforme e - soprattutto - la legge elettorale. E nella lettera di convocazione spedita ieri pomeriggio da Matteo Orfini a tutti i membri è specificato che «al termine sono previste votazioni», un annuncio che ha innervosito assai la minoranza Pd che puntava a riaprire il mercanteggiamento sull'Italicum. Proprio ieri, al temine dell'ennesima riunione di corrente, la sinistra Pd aveva lanciato al premier la sua avance : trattiamo un paio di modifiche sulla legge elettorale (meno capilista bloccati, ritorno al premio di coalizione) e noi ti promettiamo che su tutto il resto ci allineiamo. La risposta di Renzi è stata secca, e il sottinteso sembra chiaro: l'Italicum resta com'è, anche perché la minoranza a Montecitorio non ha i numeri per cambiarla. E lunedì si vota in Direzione.

Minoranza che ci tiene assai a smentire di essere coinvolta o interessata al rimpasto, sia per le Infrastrutture che per altre poltrone: tra i boatos di ogni genere che circolano, c'è un'ipotetica offerta del ministero dell'Istruzione a Gianni Cuperlo, e persino di quello (che non c'è e che non ci sarà) delle Pari opportunità alla teodem ex Margherita-ex Pd-ex Fi ora Ncd Dorina Bianchi.

Chiacchiere in libertà, dicono i renziani. È Renzi, assicura invece un dirigente della minoranza, a «mettere in giro voci su offerte di ministeri ai bersaniani piuttosto che a Cuperlo far vedere che lui è generoso e noi pregiudizialmente ostili». Il premier, in verità, non esclude affatto l'ipotesi di dare la delega alle Infrastrutture a un Pd non renziano, ma i nomi scarseggiano. È escluso il capogruppo Roberto Speranza, che preferisce stare al suo posto: «Non ci penso affatto», assicura, ricordando di aver già rifiutato un ministero agli esordi del governo. E d'altronde per Renzi sarebbe un problema non da poco sostituirlo con un capogruppo a lui vicino: il candidato più attrezzato sarebbe Roberto Giachetti, ma in casa renziana si spiega che sarebbe difficilissimo sostituirlo alla vicepresidenza della Camera, dove è assai prezioso. Dalla minoranza si esclude come possibile ministro anche Matteo Mauri, nome circolato nei giorni scorsi: «Ma siamo matti? Era uno stretto collaboratore di Maurizio Martina, che è già ministro: diamo due dicasteri alla Lombardia, dove abbiamo i voti che abbiamo?», sbotta un bersaniano del Sud.

Una cosa sembra certa: se la sostituzione di Lupi fosse «interna» (si è parlato di Graziano Delrio e dello stesso Luca Lotti) sarebbe già stata fatta. Invece Renzi non vuole toccare la «cabina di regia» di Palazzo Chigi, che dopo il rodaggio ha dimostrato di funzionare bene, privandosi di collaboratori chiave. Dunque, mentre Ncd continua a reclamare la poltrona lasciata da Lupi (senza però avanzare candidature), l'ipotesi della soluzione «tecnica» via magistrati (leggi Gratteri) è tutt'altro che sparita dai radar.