Ripristino dell'articolo 18 Il Pd rilancia ma i bersaniani non ci credono

Roma Spiragli finti e vere porte sbattute, la frattura a sinistra è ormai ufficiale e si consuma nell'antico rito dello scarico di responsabilità. C'è la mossa in extremis del Pd che rilancia sul lavoro, rinviando in commissione la proposta di ripristino dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, avanzata da Si-Mdp-Possibile. «Teniamo aperta, faticosamente, la porta perché interessati al merito, che riguarda milioni di lavoratori - spiega il capogruppo Ettore Rosato - Continuiamo il dialogo, non basta dire no». E c'è il «non basta» della sinistra. «È un'apertura fasulla», dice Roberto Speranza. Il guardasigilli Andrea Orlando sembra dargli ragione: «Si può fare un tagliando serio al Jobs Act, non tornare all'articolo 18». Ma il problema dei bersaniani non è cambiare la riforma del lavoro, ma eliminare Renzi, come si capisce dalle parole di Speranza: «Noi e il Pd siamo incompatibili».

Vanno così a vuoto gli ultimi tentativi per riportare scissionisti ed ex rifondaroli in un'alleanza di centrosinistra. Il negoziatore Piero Fassino, accompagnato da Maurizio Martina e Cesare Damiano, i più a sinistra nel Pd, incontra una mini delegazione formata dalla capogruppo Mdp al Senato Maria Cecilia Guerra e dal presidente dei deputati di Si Giulio Marcon. Caffè, bibite, cordialità, al dunque niente di fatto. «Il tempo è scaduto, non ci sono più margini per un'intesa», dichiarano all'uscita Guerra e Marcon. Fassino risponde con una battuta di Bersani: «C'è una mucca in corridoio, ma qualcuno dice che bisogna vedersi dopo il voto. Abbiamo proposto aperture su Jobs Act e superticket e confermato la volontà di andare fino in fondo su ius soli e biotestamento, però i matrimoni si fanno in due». Deluso? «Non posso che esprimere forte rammarico, visto che le nostre proposte sono state giudicate interessanti». Rassegnato pure Martina. «Di fronte alla disponibilità concreta si è risposto con un muro».

Restano i cocci e uno scambio di accuse. Fratoianni: «Il Pd non sta con i lavoratori». Rosato. «Teniamo comunque la scarpa nella porta». Poi magari le scarpe se le tireranno.

MSc