Risolvono la vita e liquidano gli scocciatori: mai più senza

Qualche anno fa gli intellettuali, i soliti sociologi che capiscono tutto della società con un decennio di ritardo, storcevano il nasino: ma cosa sono? Roba da ragazzi! Invece le emoticon sono diventate uso quotidiano, e io davvero non potrei più farne a meno, ti risolvono la vita, rappresentano un grande passo per l'umanità, la cui evoluzione è ormai inscindibile dalla lingua parlata negli smarthphone. Siamo tornati ai geroglifici? No, li abbiamo integrati nel nostro linguaggio, cioè ci siamo arricchiti anche di geroglifici. Quindi, devi toglierti di torno uno scocciatore che ti scrive ogni giorno inviandoti il link di una stronzatina pubblicata su un blog? Un bel pollice alzato e sta a posto per sei mesi.

Non ci sono età: usano emoticon genitori, nonne e nonni, talvolta causando problemi di incomprensione. Tipo mia mamma, puntigliosa, che mi scrive sempre: «Ma cosa vuol dire quella faccina che mi hai mandato?», e chi se lo ricorda? Con tutte le emoticon che ho mandato oggi... Per risponderle le mando un'altra emoticon che dimenticherò dopo dieci secondi.

In amore, poi, c'è da sbizzarrirsi, ma bisogna anche prestare attenzione. Per esempio il cuore è usatissimo, anzi abusatissimo, e ce ne sono di tutti i tipi: il cuore che pulsa, due cuori che si rincorrono, cuori di ogni foggia e colore, mancano solo i due cuori e una capanna. Gli esperti ancora non hanno capito che senso abbia mandare un cuore verde o giallo, che sciocchini: servono a evitare problemi sentimentali! Se mandate un cuore rosso a una fidanzata, questa si arrabbierà se lo mandate uguale a un'altra ragazza, invece così ve la cavate: ma era verde, non rosso! Solo di fronte alla morte un'emoticon sembra di cattivo gusto, ma dategli tempo, tra poco anche di fronte a un lutto basterà mandare una faccina che piange, senza bisogno di aggiungere altro. Sempre meglio delle espressioni tradizionali, insomma come si fa a scrivere «Condoglianze vivissime»? Ci mancherebbe pure fossero mortissime.

Se Whatsapp utilizza le emoticon standard ormai usatissime da chiunque, Zuckerberg ci si è buttato a capofitto e chi più ne ha più ne metta, c'è perfino la faccetta che vomita, un modo carino per dire che qualcosa fa vomitare. Ma nel frattempo il catalogo si è arricchito di emoticon fighissime, ispirate alla Pixar, alla Marvel, alla DC Comics, a Star Wars, alla Lego, io le ho scaricate tutte, non si sa mai, e per uscire da una chat utilizzo spessissimo un piccolo Batman con il braccio alzato, mi sembra molto meglio di un «Ciao» e anche più inquietante, perché l'altro si domanda: «Cosa avrà voluto dire con quel braccio alzato? È un saluto o cosa?».

Agli albori, pochissimo tempo fa perché la tecnologia viaggia alla velocità della luce, le emoticon erano appannaggio dei giovani e non erano neppure emoticon vere e proprie: due punti e una parentesi erano un sorriso, un punto e virgola e una parentesi un sorriso con l'occhiolino. Quest'ultima oggi si usa per insultare una persona lasciando il dubbio che si stia scherzando, un diffusissimo espediente da paraculi, insomma l'enorme differenza tra scrivere «Sei uno stronzo» e «Sei uno stronzo ;)».