Il ritorno del buon samaritano: rene in dono a uno sconosciuto

Una donna anonima ha aperto una catena di trapianti mettendo il suo organo a disposizione della collettività. Come nel Vangelo: ama il prossimo come te stesso

di Ormai si fa fatica a seguire l'evoluzione della scienza e della tecnologia, tanto è rapida. Persino i progressi della medicina, quelli che in fondo ci interessano di più, passano in sottofondo, mentre un tempo avrebbero suscitato clamore. Io, per - cattivo - esempio, non sapevo niente della pratica del crossover . Forse l'avrò letta in qualche titolo, saltando a piè pari l'articolo perché forse ho pensato che si trattasse di qualche pratica motociclistica, televisiva, fumettistica, elettronica, e disgustato dall'uso eccessivo dell'inglese per indicare qualsiasi novità: segno di una resa culturale, prima ancora che scientifica.

Apprendo dunque che il crossover , oltre che un termine già usato in mille situazioni e attività, è anche una catena di donazione di organi: diverse coppie che ne hanno bisogno possono entrare in un circuito per trovare una coppia di scambio, in cui il donatore della prima coppia donerà al ricevente della seconda coppia, mentre il donatore della seconda coppia donerà al ricevente della prima coppia. Proprio oggi il ministro della Salute Beatrice Lorenzin e il direttore del Centro Nazionale Trapianti (Cnt), Alessandro Nanni Costa, tengono una conferenza stampa per spiegare il metodo e annunciare che i primi cinque reni sono stati trapiantati con questo tipo di intervento. È una bella notizia per chi ne ha bisogno, e c'è da esserne contenti.

Ma l'aspetto che più colpisce la nostra sensibilità è un'altra: la catena di trapianti è stata resa possibile da un donatore samaritano. Chi non si ricorda il buon samaritano? Luca 10:25-37: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e s'imbatté nei briganti che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada; e lo vide, ma passò oltre dal lato opposto. Così pure un levita, giunto in quel luogo, lo vide, ma passò oltre dal lato opposto. Ma un samaritano che era in viaggio, passandogli accanto, lo vide e ne ebbe pietà; avvicinatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra olio e vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno dopo, presi due denari, li diede all'oste e gli disse: “Prenditi cura di lui, e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno”». È la parabola più abusata della Bibbia, perché è l'estrema sintesi del cristianesimo, o di quello che dovrebbe essere il cristianesimo: ama il prossimo tuo come ameresti te stesso.

Facile a dirsi, difficilissimo a farsi. Ma è stata una buonissima samaritana la donna che ha avviato la catena di trapianti, donando un rene, senza neppure conoscere il ricevente e rimanendo anonima. Donare una parte del proprio corpo è, a meno che non sia una ciocca di capelli, una delle cose più difficili persino da immaginare: «Chirurgo, addormentami, aprimi il fianco con il bisturi, estraimi un organo neanche secondario, tanto ne ho due, richiudimi e dallo a qualcuno che ne ha più bisogno di me. Porterò la cicatrice, magari anche qualche nuovo problema, ma saprò che uno sconosciuto vive grazie al mio rene. E pazienza se fosse proprio quel cretino che mi sta suonando al semaforo perché non scatto al verde».

Non mi sbilancerei sul mistero di questo dono, altri stilleranno articoli densi di commozione, e persino di incitamento a imitare l'esempio. Altri avanzeranno l'ipotesi che si tratti di un furore autosacrificale vicino alla pazzia. Altri faranno arditi paragoni fra il pilota che per uccidersi ne ammazza 149. Tutto è possibile. Certo è solo che la parola «samaritano», da oggi, diventerà di moda. È una bella parola, antica, da non sciupare. Allora ecco il mio dono, piccolo piccolo: «samaritano» non significa abitante della Samaria, viene dall'ebraico Shamerim, cioè «Custodi (della Legge)». Sono una setta religiosa convinta, al solito, di possedere la Verità, abitano soprattutto in Cisgiordania e oggi sono ridotti al lumicino, non arrivano a mille.

@GBGuerri

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