"È la rivincita delle coalizioni, i partiti non bastano"

Il politologo: «Gli elettori hanno premiato alleanze coese. Renzi non è un federatore come il Cav»

Roma - Professor Gianfranco Pasquino, le amministrative hanno segnato il ritorno di centrodestra e centrosinistra.

«È stata una rivincita delle coalizioni. Qualcuno si è accorto che è bene costruire un'alleanza, che non c'è un uomo solo al comando e nemmeno un partito solo al comando. Questo vale per il centrosinistra e, soprattutto, per il centrodestra che in qualche modo rinasce, ma sul fondamento di un elettorato che esiste e che premia la coalizione quando si presenta abbastanza coesa e quando trova candidature di una certa qualità come nel caso di Genova e Verona».

Si può dire che il fattore Berlusconi sia stato determinante?

«Quello che ha rivitalizzato il centrodestra è l'esistenza di un elettorato che chiede rappresentanza politica e la ottiene attraverso uno schieramento articolato. Da solo nessuno dei partiti farebbe molta strada perché ciascun elettore ha un percorso diverso ma non divergente rispetto agli altri. Questa è la base su cui costruire in futuro. Quanto a Berlusconi penso che lui abbia alla fine consentito l'emergere di una leadership esterna, agli antipodi rispetto alla sua come quella di Salvini. Ed è chiaro che così non si può vincere: ci vuole qualcosa che sia a metà strada tra Salvini e Berlusconi, che goda della fiducia di entrambi e che abbia un suo slancio autonomo».

E il centrosinistra?

«Idem. Hanno stretto le coalizioni più disparate, anche con i presunti traditori di Articolo 1 perché il loro segretario non aveva tempo ed energie per le situazioni locali».

Eppure sembra che anche Matteo Renzi stia ripensando alla possibilità di coalizzarsi. Non proprio sul modello dell'Unione, ma quasi.

«Bisogna fare le coalizioni. L'Unione era un disastro, l'Ulivo era un po' meglio ma quell'accordo di desistenza con Rifondazione fu esiziale. Il principio dovrebbe essere patti chiari e amicizia lunga. E poi bisogna che ci sia il federatore: questa è stata la forza storica di Berlusconi nel 1994, nel 2001 e nel 2008, poi non ha saputo tenerle insieme perché si è dedicato ad altro. È improbabile che possa esserlo Renzi. Vedo che c'è Pisapia con il suo Campo progressista, ma Renzi non ama gli accordi perché bisogna sempre cedere qualcosa se si vuole costruire una coalizione».

Passerà agli annali anche la débâcle dell'M5s?

«Non sono andati bene ma débâcle è un termine esagerato. La débâcle è stata quella di Grillo: i candidati sindaci di Parma e Comacchio sono andati benissimo al primo turno, quelli che aveva imposto il capo sono andati malissimo. Chi ha perso è stato Grillo, il suo verticismo, il suo personalismo. Con lui ha perso chi gli dà corda come Di Maio».

Qual è la sua opinione sull'ipotesi di riforma della legge elettorale?

«È un dibattito assolutamente sconcertante perché parte da premesse sbagliate. Bisogna fare pulizia dalle stupidaggini: se vogliamo il sistema tedesco che è proporzionale, bisogna prenderlo nella sua interezza. Secondo me, potremmo tornare al maggioritario recuperando il Mattarellum che era un sistema disegnato dai cittadini attraverso il referendum. Se vogliamo sparigliare tutto dando possibilità di scelta ai cittadini, allora il sistema francese è il migliore perché consente di avere una maggioranza parlamentare, permettendo agli elettori di avere peso specifico».