Salvi lavoratori e fabbriche di Novi. Ma il marchio Pernigotti resta turco

Siglata l'intesa. Intervengono coop e il «gelataio» Emendatori

Roma - Salvi stabilimenti e posti di lavoro, ma non il marchio storico del made in Italy.

La vicenda Pernigotti è arrivata a una svolta ieri mattina, al Ministero dello Sviluppo economico. La soluzione garantisce il mantenimento degli stabilimenti a Novi Ligure e la salvaguardia di 90 posti di lavoro grazie all'ingresso di due investitori italiani. Ma il brand Pernigotti resterà di proprietà di Toksoz, il gruppo turco che ha acquistato l'azienda nel 2013 e che nel novembre scorso ha annunciato la chiusura degli stabilimenti piemontesi.

La società dei fratelli Toksoz ha resistito fino all'ultimo alle richieste di cedere il marchio. La soluzione consiste nella vendita delle due attività industriali dell'azienda.

La cooperativa torinese Spes rileverà il ramo che produce il cioccolato e il torrone mentre l'imprenditore Giordano Emendatori rileverà Pernigotti maestri gelatieri.

La soluzione è arrivata dopo mesi di trattative, con tanto di rush finale fortemente voluto dal ministro Luigi Di Maio. «È una crisi nata sotto questo governo ed è stato raggiunto un accordo in tempi record», ha rivendicato il vicepremeir.

Difficile non notare la coincidenza tra la firma al ministero dello Sviluppo economico e il tavolo al Viminale con le parti sociali convocato da Matteo Salvini.

«In questi ministeri ci svegliamo e cerchiamo di risolvere un problema alla volta», ha commentato il leader pentastellato in evidente polemica con il collega vicepremier, leader della Lega.

Ma dietro l'accelerazione ci sono soprattutto ragioni industriali e sindacali. Intanto la necessità di fare tornare al più presto negli stabilimenti i 90 dipendenti di Pernigotti che sono in cassa integrazione dal febbraio scorso, a presidiare una delle realtà più importanti del distretto piemontese dell'industria dolciaria. Poi fare ricominciare la produzione per il prossimo Natale.

Positive le reazioni di sindacati ed enti locali. Anche se non mancano gli inviti alla prudenza. «Oggi non si può ancora dire che la Pernigotti sia salva, ma certamente è stato compiuto il primo passo per andare nella direzione dell'occupazione di tutti gli addetti sul territorio», ha commentato il segretario nazionale della Fai Cisl, Roberto Benaglia. La regione vigilerà.

Polemizza la leader di Fdi Giorgia Meloni: «Il marchio rimane di proprietà dei turchi». Per Maurizio Gardini, presidente Confcooperative alla quale aderisce Spes, l'intesa è «la migliore risposta ai capitali speculativi stranieri e italiani che delocalizzano alla ricerca del profitto».

Piero Pellegrini, segretario nazionale dela Uila auspica che ora sia costituita una newco «un soggetto unico aziendale che gestisca la produzione nello stabilimento di Novi».