Sanchez senza maggioranza rischia il tonfo in Parlamento

Roberto FabbriPedro Sanchez rischia di essere il primo candidato premier in quarant'anni di democrazia post-franchista a essere bocciato dal Congresso dei deputati spagnoli. Il leader del partito socialista, incaricato dal re Felipe VI, si è presentato ieri pomeriggio davanti ai deputati avendo nelle mani una pacchetto di voti di partenza straordinariamente debole: dispone infatti unicamente del sostegno del proprio partito e del movimento neocentrista «Ciudadanos», ovvero di 90 più 40 parlamentari. Essendo la richiesta maggioranza assoluta fissata alla metà più uno dei 350 deputati eletti al Parlamento di Madrid, Sanchez pare condannato a una bocciatura certa nella prima votazione prevista per oggi. Hanno infatti annunciato voto contrario sia i suoi avversari giurati del partito popolare (i conservatori del premier uscente Mariano Rajoy con il quale ha oltretutto un rapporto personale pessimo) sia la nuova sinistra populista di Podemos, il cui pittoresco leader Pablo Iglesias ha anche accusato Sanchez di scarsa serietà. Se oggi Sanchez non ha speranze di vedersi incaricato dai deputati di formare il nuovo governo spagnolo, altrettanto nulle appaiono le sue chances per la votazione successiva, fissata per venerdì, nella quale in base alla Costituzione gli sarebbe sufficiente ottenere una maggioranza relativa. Al massimo, il giovane e fotogenico leader socialista può sperare di persuadere Iglesias a concedergli una benevola astensione, cosa che per il momento nega di voler fare. In caso di doppia bocciatura parlamentare, la prossima mossa tornerà a essere di competenza del sovrano, che dovrebbe proporre un nuovo candidato premier a un Parlamento che appare troppo diviso per trovare un'intesa. Sembra probabile che Felipe chiederà al capo di Ciudadanos, Albert Rivera, di tentare una soluzione «alla belga»: anche a Bruxelles il leader del partito minore dei quattro grandi era stato incaricato di formare una «grande coalizione» per superare gli odi personali dei capi socialista e conservatore. Se un nuovo governo non verrà formato entro il 3 maggio, gli spagnoli dovranno tornare alle urne il 26 giugno.