Lo "sceriffo" più forte dell'astensionismo

Al voto solo in quattro su 10 ma il sindaco uscente Bitonci prende il largo

nostro inviato a Padova

Dopo un'intera nottata a leggere i risultati e a condividere le ore piccole con i propri sostenitori, è venuto il tempo dei bilanci per i candidati a sindaco di Padova e anche per i partiti che li hanno appoggiati. Il voto nella città veneta è stato caratterizzato da un astensionismo senza precedenti (appena al di sopra del 60%), complice anche il ponte con il santo patrono che di fatto ha svuotato Padova. Quello che si legge subito nei numeri usciti dalle urne è un sostanziale rafforzamento del centrodestra attorno alla figura dell'ex sindaco Massimo Bitonci, che vince il primo turno. «Un ottimo risultato, soprattutto se si guarda a tre anni fa: ho ottenuto quasi 10 punti in più rispetto alla precedente sfida. Sembra che a Padova il centrodestra abbia raccolto più voti in percentuale rispetto alle altre grandi città. A differenza della sinistra, che è andata al voto divisa, noi siamo stati compatti e si è dimostrata una scelta vincente, qui come in altre parti».

Sicuramente il risultato delle amministrative, qui come nel resto d'Italia, ha messo in luce il flop del Movimento di Grillo. Il candidato del M5s, Simone Borile, ha infatti raccolto poco più del 5%, circa tre punti in meno rispetto al voto precedente. Ma se i grillini non possono gioire dopo il voto, il partito di Renzi dovrebbe piangere e riflettere sulle proprie scelte. Il Pd a Padova è in arretramento ed è diventato il secondo partito con poco più del 13%. Anche l'ex sindaco leghista è sorpreso da questi numeri. «Di Arturo Lorenzoni (candidato di Sinistra Unita, ndr) si sapeva che era in crescita spiega Bitonci - ma era valutato al 14-15%, invece ha preso il 22,8% dei voti. La vera debacle è quella di Sergio Giordani col Pd, che ha raccolto poco più del 29%, quattro punti meno di Ivo Rossi, candidato nel 2014».

La corsa al ballottaggio del 25 giugno appare incerta. Il grande vantaggio di Bitonci dovrebbe premiarlo al secondo turno, anche se il risultato non è scontato. Sull'altro fronte, intanto, già si preparano gli accordi fra Pd ed estrema sinistra. Un apparentamento non facile, anche se inevitabile, perché tra i futuri alleati non corre buon sangue. Nella Sinistra Unita ci saranno infatti degli eletti che avevano rotto col Pd. Ma non solo. Il rassemblement elettorale a sinistra di Giordani è pure un coacervo di anime diverse, dai no global ai centri sociali fino ai salotti chic progressisti, che poco si amalgama con il candidato Pd al ballottaggio, il quale tiene assieme nella sua coalizione moderati e pure ex missini. A confermare le difficoltà nel conciliare le diverse anime progressiste sono le parole del candidato di Sinistra Unita, che mette già le mani avanti con il Pd affinché «ripulisca» la sua coalizione. «Il risultato elettorale è abbastanza chiaro dice Lorenzoni - perché all'interno della galassia che sostiene Giordani c'è una parte della sua coalizione che ha preso veramente una manciata di voti: credo che questa componente non ostacolerà l'accordo, pesa qualche frazione percentuale e a questo punto è fuori dai giochi». E questo rilancia un po' l'ottimismo del candidato del centrodestra. «Nel secondo turno la somma algebrica non sta in piedi afferma Bitonci Il nome di Lorenzoni non ci sarà e credo che molti suoi elettori non si tureranno il naso per votare il candidato del Pd e la sua squadra. E poi ci sono troppe differenze. C'è una frangia di quella sinistra che è contraria alle opere pubbliche, al consumo del suolo, al nuovo ospedale. Non credo sia quello che vogliano i padovani».