Uno sguardo sull'attimo in cui Dio disse «Fiat Lux»

di Vittorio Macioce

Due buchi neri si scontrano e da una galassia lontana lontana arriva il «suono» di quell'impatto. Qualcuno dice che è come una sinfonia, altri parlano di rumore di fondo. Forse dipende dal carattere o dall'immaginazione. Gli scienziati in fondo sono inguaribili romantici. È gente che maneggia i numeri come fossero note, perché l'ambizione più grande in fondo è capire lo spartito dell'universo o perdersi nelle pause del nulla. L'eco dello scontro non è propriamente musica, ma sono comunque onde. Sono onde gravitazionali prodotte dalle increspature dello spazio-tempo. Il tutto, questa scatola dai confini indeterminati dove viviamo, è lo spazio-tempo. È vero, per noi piccoli umani è difficile concepire quello che la scienza sta disegnando. È qualcosa di sublime. È un puzzle che probabilmente non riusciremo mai a finire, ma quello che conta non è la soluzione, ma la ricerca. A che punto siamo? Molto lontani, ma sempre più vicini. È un susseguirsi di teorie e di errori, di modelli matematici ed esperimenti empirici e di paradigmi che cambiano. Ed è una storia avventurosa e affascinante. La fortuna di aver intercettato le onde gravitazionali (come in tutti i feuilletton il caso gioca la sua parte) ci permette di viaggiare a ritroso. È come salire su una macchina del tempo. Ci mette davanti qualcosa di inedito, ma più diffuso di quanto si pensasse: i buchi neri primordiali. È come spostarsi lì, pochissimi attimi dopo che tutto ha avuto inizio, da spettatori. Avete presente quelli che nelle feste di paese si lasciano incantare dai fuochi di artificio? Ecco, solo che il botto è quello del Bing Bang. È l'origine. L'atto della creazione (o perlomeno una delle creazioni possibili). È il momento in cui l'equilibrio del nulla si frantuma e per un miracolo unico la materia invece di annichilirsi contro l'antimateria sopravvive. Appena dopo, per la verità. La macchina del tempo ci porta in quello spazio di tempo tra il pensiero e la parola. È l'intervallo tra quando Dio, o chi per lui, pensa l'universo e dice Fiat lux.