Il "Sistema" grandi opere tra vendette, favori e tangenti

Dalla Tav a Expo, blitz dei pm di Firenze: costi lievitati del 40%, giro da 25 miliardi. Le intercettazioni contro Incalza: "Ercolino è il dominus, fa il bello e cattivo tempo"

Appalti pubblici e grandi opere ancora nel mirino della magistratura. Un blitz del Ros disposto dalla procura di Firenze ieri ha fatto scattare le manette ai polsi di Ercole Incalza, grande burocrate del ministero delle Infrastrutture e Trasporti che ha attraversato sette governi nell'arco di tre lustri, fino al dicembre 2014 capo della struttura tecnica di missione del dicastero. Oltre a Incalza, l'ordinanza del gip fiorentino Angelo Antonio Pezzuti spedisce dietro le sbarre Sandro Pacella, funzionario dello stesso ministero e stretto collaboratore di Incalza, l'imprenditore Stefano Perotti e Francesco Cavallo, presidente del cda di Centostazioni, spa del gruppo Fs. Gli indagati sono in tutto 51, tra loro anche gli ex sottosegretari alle Infrastrutture Rocco Girlanda (Pdl) e Antonio Bargone (Pds), l'ex sottosegretario allo sviluppo Economico Stefano Saglia e l'ex europarlamentare Vito Bonsignore, gli ultimi due ora nel Ncd. Ma nella bufera finisce anche il ministro Maurizio Lupi (Ncd), del quale l'ordinanza sottolinea la vicinanza con alcuni degli indagati. E il cui figlio avrebbe ricevuto un incarico di lavoro con una «triangolazione» organizzata da Perotti. Secondo la procura - che ipotizza tra i vari reati la corruzione, l'induzione indebita e la turbata libertà degli incanti - quello colpito dal blitz era «un articolato sistema corruttivo» il cui dominus era Incalza, attivo nella gestione illecita di appalti di «grandi opere», soprattutto su ferrovie, industrie e strade, facendo lievitare i costi anche del 40%. Un sistema collaudato, che «coinvolgeva dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti e imprese esecutrici dei lavori», e che muoveva cifre importanti. Secondo il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, infatti, «si indaga su un valore di 25 miliardi di euro di appalti».

ERCOLINO «IL PERICOLOSO»

«Ercole Incalza (...) - scrive il gip nell'ordinanza - è stato in grado e lo è tuttora di condizionare il settore degli appalti pubblici da moltissimi anni». È lui «che suggerisce al general contractor o all'appaltatore il nome del direttore dei lavori, cioè di soggetti sempre riferibili a Stefano Perotti (l'altro arrestato, ndr )», è ancora lui «che si mette a disposizione dell'impresa, svendendo la sua funzione ed assicurando, in violazione dei doveri di trasparenza, imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione, un trattamento di favore». L'ex alto dirigente delle Fs Giovanni Paolo Gaspari, nipote dell'ex ministro Remo, intercettato mentre parla con l'ex presidente Italferr Giulio Burchi a novembre 2013, rivela i «poteri» di Incalza. «Ercolino... è lui che decide i nomi (...) tra tutti i suoi, sì, sì ancora... fa il bello e il cattivo tempo ormai là dentro, il dominus totale, al 100 per cento, non si muove foglia, sì... sempre tutto lui fa».

«AVVISIAMO D'ALEMA»

L'8 giugno 2014 Incalza è «particolarmente infastidito», annotano gli inquirenti, per un'intervista al Fatto quotidiano in cui Francesco Boccia caldeggia un ricambio di una «certa alta burocrazia ministeriale», riferendosi evidentemente al manager. Intercettato, Incalza sbotta con qualcuno che gli sta vicino: «Chiamiamo... avvisiamo D'Alema». E la sera, al collaboratore Pacella spiega, a proposito dell'articolo: «Mi devo vedere con Lupi assolutamente… questa cosa è molto seria».

LE «VENDETTE» DI BURCHI

Giulio Burchi, che è indagato, viene spesso intercettato mentre manifesta la sua malsopportazione dello strapotere di Incalza e dell'asse tra questi e Perotti. In un'occasione ipotizza di fargli fare un'interpellanza parlamentare contro, «c'ho due o tre episodi circostanziati ... prendo Pippo Civati che mi rompe sempre i coglioni così gli faccio fare una cosa utile». Poi cerca di incontrare «il viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini, in quanto lo vuole mettere in guardia su quello che avviene all'interno del Ministero da trent'anni sotto il controllo di Incalza». Infine accenna a un «dossier» su Incalza che avrebbe preparato «per la Serracchiani». Ma alla fine, quasi giustifica il «sistema»: «pensiamoci ... forse si sta bene solo in questo Paese qua (...) i soldi che ho guadagnato a stare in questo Paese di merda deregolarizzato ... non li avrei mai guadagnati in Inghilterra o in America».

IL MONSIGNORE E IL NIPOTE

Saltano fuori anche i rapporti tra l'imprenditore Pierotti e monsignor Francesco Gioia, col prelato che secondo l'ordinanza si sarebbe anche attivato a ottobre 2013 per «dare una mano» ad alcuni imprenditori perché lavorassero all'appalto del «Palazzo Italia» dell'Expo di Milano. Inoltre Pierotti avrebbe assunto un nipote del prelato, e - scrive il gip - da una conversazione tra i due «si rileva che l'assunzione è avvenuta grazie all'interessamento del ministro Lupi (“ti volevo dire che ieri ho visto Maurizio … gli ho detto che tu lo ringrazi moltissimo”) e di Luigi Fiorillo, presidente del cda della società Ferrovie del Sud Est».

INCALZA GHOSTWRITER DI ALFANO

Il gip scrive che «il legame tra Ercole Incalza e Maurizio Lupi e in generale con il Nuovo Centro Destra» sarebbe «evidente» per lo scambio di sms e telefonate tra il manager e una certa Daniela, alla quale Incalza «afferma di aver trascorso la notte a redigere il programma di governo che l'Ncd avrebbe dovuto presentare e di essere in attesa del benestare di Angelino Alfano e di Maurizio Lupi».

IL GIRO GIUSTO DELLA POLITICA

Per il gip la «migliore sintesi» della figura di Stefano Perotti, che avrebbe tra l'altro «influito illecitamente sulla aggiudicazione dei lavori di realizzazione del cosiddetto Palazzo Italia Expo», emerge da un'intercettazione tra la moglie Christine e il figlio Philippe, che non si sente all'altezza del padre. La donna lo consola e gli spiega che «a 25 aveva appena appena iniziato a lavorare, come te, uguale, e non aveva fatto un cazzo nella vita... (...) perché che tu ti devi paragonare con i soldi che fa papà è questo che sbagli Philo, perché papà oltretutto se guadagna bene e tanto è anche perché ci sono state delle coincidenze ... papà è bravo... però papà ha avuto delle coincidenze fortunate di entrare nel mondo della politica grazie a suo padre (...) grazie a un certo giro di politica, lavori pubblici eccetera che non è detto che in futuro sarà sempre uguale a come è stato fino adesso».

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Commenti
Ritratto di Senior

Senior

Mar, 17/03/2015 - 09:02

Aumentare la pena per i corrotti, lascia il tempo che trova.L'UNICO DETERRENTE, per la cupidigia di denaro che spinge il corrotto ad accettare ingenti somme che, sperperando il denaro pubblico hanno reso l'Italia una stracciona, SAREBBE QUELLO DI CONFISCARE OGNI SUO BENE FINO A RIDURLO SUL LASTRICO. Finché si tratta di rischiare qualche anno di galera, per loro è poca cosa perché sanno che tra malattie che spuntano per l'occasione, tra servizi sociali e condoni, presto tornerebbero a godersi il mal tolto. Purtroppo le persone che potrebbero fare questa legge, se ne guardano bene per non correre il rischio di esserne travolti loro stessi. senior

ausilium

Mar, 17/03/2015 - 09:03

E' uno scandalo

Ritratto di ..gufiditaglia.

..gufiditaglia.

Mar, 17/03/2015 - 09:06

il "sistema" "grandi" opere all'itagliana, un VERO sistema MAFIOSO E PD2ISTA

tonipier

Mar, 17/03/2015 - 10:39

" PERCHE' SOLO LA PROCURA DI FIRENZE?" Mi chiedo le altre PROCURE cosa fanno restano a dormire? oppure occultano tutto volutamente? lascio a voi la decisione dei fatti, sulla grossa truffa perpetrata al popolo ITALIANO.

unosolo

Mar, 17/03/2015 - 13:21

vincere appalti e passarli in sub appalto non è truffa allo Stato , quanti milioni si possono guadagnare senza lavorare con questi passaggi ? come è possibile che nessun controllo sia stato fatto ? appalti e sub appalti che truffe al popolo Lavoratore , e noi facciamo chiudere un bar per mancanza dello scontrino del caffè. adoperiamo la finanza per queste strane truffe allo Stato.

ANTONIO MILANETTI

Mar, 17/03/2015 - 14:18

Quello che non viene rilevato è Alti Dirigenti, Capi Servizi, Capi Uffici, Divisione, sezione,ecc, ecc insomma TUTTO un popolo di stipendiati -che hanno giurato di essere fedeli e difendere gli interessi pubblici - "non potevano non accorgersi " di gare truccate, pilotate, favoritismi...ma hanno taciuto per proprio interesse personale..straordinari, promozioni ingiuste, piccoli privilegi, premi di produzione.... Se uno non sente lo schifo di una vita senza onore, etica, morale, di vergognarsi di fronte ai figli di essere un "uomo di paglia"..non ci sarà controllo che tenga...siamo destinati all'estinzione..

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mar, 17/03/2015 - 17:52

Per le opere pubbliche, più o meno grandi, basta stabilire come condizione il "Pagamento alla consegna". Ci penserà l'impresa a farsi anticipare i soldi dalle banche, pagando una fidejussione naturalmente. E ci penseranno le banche a filtrare le imprese serie e non le solite "scatole vuote" da "Prendi i soldi e scappa". All'inaugurazione dell'opera, il Premier consegnerà davanti a tutti l'assegno circolare, più o meno grande, dell'importo pattuito all'assegnazione dell'appalto. Elementare Watson: vedere cammello, dare denaro.

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mar, 17/03/2015 - 17:54

Pagamento alla consegna e i magistrati travestiti da manager vadano ad acchiappare i ratti.

Ritratto di pinox

pinox

Mar, 17/03/2015 - 18:49

è da decenni che i prezzi delle grandi opere vengono gonfiati in corso d'opera in modo esponenziale, e adesso ci si accorge che tutto è manovrato da una lobby del malaffare?.......ma chi fa gli interessi dei cittadini in questo paese di mxxxa? ma se la politica è corrotta e quindi fa finta di non vedere , la magistratura a cosa serve in questo paese, se non a fare lei stessa politica?

Ritratto di bonoitalianoma

bonoitalianoma

Mer, 18/03/2015 - 12:04

@senior: quella esposta sarebbe la soluzione equa per chi "tradisce" la fiducia del cittadino/contribuente ma come succede da decenni in Italia non si muove foglia senza che il politico interessato non voglia. Ossequi.

Ritratto di bonoitalianoma

bonoitalianoma

Mer, 18/03/2015 - 12:23

A Er core nun se cummanda.

Ritratto di bonoitalianoma

bonoitalianoma

Mer, 18/03/2015 - 12:28

E ci mancava pure la benedizione "orbi e sordi" e essere trattati da bonsignori.