La solidarietà Ue è un flop già visto

Il salto mortale con doppio avvitamento nel passato è iniziato. Ieri mentre il ri-premier Giuseppe Conte snocciolava al Parlamento il suo «flatus vocis» le Ong riprendevano l'assedio all'Italia. Davanti c'è l'Alan Kurdi dei tedeschi di Sea-Eye, dietro naviga l'Ocean Viking di Sos Mediterranèe e Medici Senza Frontiere. E molte altre seguiranno. A terra c'è, invece, un governo pronto a sventolar bandiera bianca. E lo si capisce dalla diponibilità ad aprire i porti persino ad una Alan Kurdi impegnata a traghettare non dei migranti usciti dal cosiddetto «inferno libico», ma dei clandestini «in fuga» da una Tunisia dove tanti italiani vanno in vacanza. Sul tema immigrazione i giallo-rossi si preparano insomma a riproporci le prese in giro e le compiacenti metodologie già esibite ai tempi di Renzi. Metodologie già ampiamente archiviate, o riviste, con l'arrivo agli Interni di Marco Minniti. Al primo posto fra le armi spuntate evocate da Conte c'è senza dubbio la solidarietà europea. Ci si poteva credere nel settembre 2015 quando la Commissione Europea approvò il primo progetto di redistribuzione basato sulla ripartizione di 40mila richiedenti asilo provenienti dall'Italia e di 60mila dalla Grecia. Più difficile crederci oggi visto che quel progetto non è mai arrivato a termine grazie all'indisponibilità di paesi come Germania e Francia da cui l'esecutivo giallo-rosso si attende oggi comprensione e solidarietà. Tra i ritorni al passato vagheggiati da un governo già alla deriva tra illusioni e ideologia il più ridicolo è sicuramente quello che si richiama alla missione Triton. La missione varata dopo la chiusura di Mare Nostrum nel settembre 2014 si basava sulla partecipazione di navi militari di tutti i paesi europei, ma prevedeva lo sbarco dei migranti esclusivamente nei porti italiani. La dabbenaggine o la mala fede più evidente si cela però nella promessa di riaprire i porti alle Ong. La necessità di bloccare una flotta buonista che da una parte consente ai trafficanti di garantire la tratta finale alle proprie vittime e dall'altra c'impone la logica dell'accoglienza senza limiti era già chiara a Minniti. Non pago d'aver imposto severe condizioni per l'approdo delle Ong l'allora ministro s'inventò una missione militare solo italiana (dell'Europa non si fidava) per sostenere e addestrare la Guardia Costiera di Tripoli e lavorò per far istituire una zona di ricerca e soccorso libica. Sottobanco lavorò invece per favorire gli accordi con cui i nostri servizi segreti e il governo di Tripoli garantirono sussidi e guarentigie alle milizie pronte a bloccare il traffico di migranti. Quelle politiche, su cui s'innescò la narrazione buonista di un'Italia colpevole di favorire la detenzione di migranti in centri simili a lager, furono la premessa indispensabile per le successive iniziative di Salvini. Ora vien da chiedersi se gli illuminati o meglio i neo-umanisti alla Conte vogliano archiviare anche la missione italiana a favore della Guardia Costiera libica e gli accordi con Tripoli. Così torneremo finalmente a quel raggiante 2016 quando - grazie all'assoluta impunità dei trafficanti e alla totale libertà d'azione delle Ong - 180mila migranti sbarcarono sulle nostre coste e 4mila581 raggiunsero il paese dei più. L'anno più fulgido di un'era buonista che i neo umanisti giallo rossi non si vergognano di voler restaurare.