SOSPETTI RAFFORZATI Mancano ancora conferme, ma la pista jihadista è convincente

«Sono arrivati alle spalle, in due. Uno aveva una pistola e ha sparato. Ho sentito tre colpi e poi ho visto l'uomo dimenarsi insanguinato» racconta Mohammed Mosharraf Hossein. Un ex sergente dell'esercito che avrebbe assistito, assieme ad altri tre testimoni, all'esecuzione di Cesare Tavella, il cooperante italiano ucciso lunedì sera a Dacca, capitale del Bangladesh. Le testimonianze sono state raccolte a caldo da bdnews24.com, un quotidiano online bengalese in lingua inglese. Ieri il ministro dell'Interno, Asaduzzaman Khan Kamal, ha dichiarato che «al momento le nostre agenzie di sicurezza non hanno trovato legami dell'Isis con l'assassinio». Lunedì sera il Califfato aveva rivendicato l'imboscata via twitter. L'unica certezza, come ha ammesso il ministro è che «si tratta di un'azione premeditata», un vero e proprio agguato. I due giovani killer erano vestiti di nero e uno ha fatto fuoco con un revolver da distanza ravvicinata tre colpi alla schiena di Tavella. Un proiettile lo ha colpito alla mano sinistra. Un altro gli ha trapassato il torace ed il terzo è stato estratto durante l'autopsia. «Non si vedeva bene perché a differenza delle altre sere i lampioni non funzionavano», racconta la mendicante Sitara Begun, che in pratica vive sulla strada dell'omicidio: la cellula aveva fatto saltare la luce. «Dopo i tre spari ho visto due giovani magri che correvano. Un uomo di mezza età li attendeva ad un certa distanza con una moto» spiega Md Joynal, un meccanico-portantino. «Se ne sono andati sulla moto e il giovane in mezzo aveva in pugno una pistola» racconta il testimone a bdnews24.com. Secondo il sergente, che ha assistito all'esecuzione «non era una rapina. Gli hanno lasciato tutto compreso il telefonino». La pista del terrorismo è la più probabile. Una fonte del Giornale a Dacca conferma che «dall'organizzazione fondamentalista fuorilegge Jamaatul Mujahidin Bangladesh (Jmb) alcune frange possono aver aderito al Califfato». Il 2 luglio l'antiterrorismo aveva catturato 12 persone e l'imam Mainul Islam accusato di guidare una rete terroristica vicina ad Al Qaida pronta all'azione.