Sparò al ladro: condannato. Salvini lo va a trovare in cella

Il vicepremier: «Sbagliato che chi si difende paghi e chi ruba sia a spasso». L'ira dell'Anm: delegittima le toghe

Continua lo scontro a distanza tra il leader della Lega Matteo Salvini e la magistratura. Dopo le polemiche sul caso Diciotti e il voto della Giunta contro il processo per il sequestro di persona a carico del titolare del Viminale, ieri lo scontro si è spostato su un altro tema caro al leader leghista: quello della legittima difesa.

Salvini è andato a trovare nella casa circondariale di Piacenza Angelo Peveri, l'imprenditore emiliano condannato a quattro anni e mezzo di detenzione per il tentato omicidio di un ladro di nazionalità rumena. L'episodio risale al 5 ottobre 2011. L'uomo aveva beccato un ladro a rubare del gasolio da un mezzo della sua azienda e gli aveva sparato con un fucile a pompa, ferendolo gravemente.

Dopo aver glissato sulle domande relative al governatore della Lombardia Roberto Formigoni («Lui in cella non è una buona notizia ma non commento le sentenze e non festeggio gli arresti, a meno che non siano quelli di mafiosi o terroristi) Salvini ha difeso l'imprenditore, puntanto il dito contro il verdetto: «Non è giusto che in galera ci sia un imprenditore che si è difeso dopo decine di furti e rapine mentre il rapinatore sia a spasso in attesa del risarcimento danni. Ecco perché bisogna cambiare presto e bene le leggi», su tutte quella sulla legittima difesa: «Sarà una riforma che non guarda indietro ma avanti. Non sarà un invito a farsi giustizia da solo per nessuno, ma se vengo aggredito o minacciato nella mia azienda o a casa mia ho diritto di difendermi senza passare 9 anni nei tribunali di mezza Italia. È una questione di buon senso».

L'imprenditore avrebbe anche raccontato al ministro dell'Interno i suoi progetti imprenditoriali e i problemi con la sua famiglia. Tanto che Salvini ha aperto all'ipotesi di chiedere al capo dello Stato Sergio Mattarella per chiedere una grazia per Peveri, ricordando ai giornalisti che in passato lui stesso aveva caldeggiato un provvedimento di clemenza per un altro imprenditore bergamasco.

Ma la visita del ministro a un detenuto ha fatto insorgere l'Associazione nazionale magistrati: «Non spettano al ministro dell'Interno le valutazioni sulla durata di una pena detentiva, ma solo alla magistratura, che emette le sentenze in modo rigoroso e applicando le leggi dello Stato».

In serata, alla domanda di un giornalista durante l'intervista alla tv 7 Gold («È lei il nuovo Mussolini?») Salvini ha risposto: «Non ho il fisico, non ho il taglio, non ho la mascella. Sono per la libertà, il rispetto, la democrazia e, però, per le regole. Che fino a poco tempo fa in Italia erano un optional».