La strategia soft di Mattarella per evitare una crisi al buio

Il capo dello Stato vuole congelare il premier. Grasso piano B

Roberto Scafuri

Roma Niente strappi, nessuna «forzatura». Scongiurare il pericolo di un vuoto di potere che sarebbe oltremodo pericoloso. Il Quirinale cerca di frenare sul nascere l'ira funesta del premier Matteo Renzi, la sua sete di rifarsi sul tavolo verde della scommessa perduta con gli italiani.

Le dimissioni annunciate da Renzi, atteso sul Colle in mattinata, secondo lo staff presidenziale dovrebbero essere ricondotte, smaltite le scorie della delusione, a mero «atto formale» senza alcuna ulteriore «drammatizzazione» verso crisi al buio. Invano era stato raccomandato al leader pidino di non farne una questione personale, un plebiscito su se stesso. Ma il governo, si ragiona, è pur tuttavia un'altra cosa. E intenzione del presidente Sergio Mattarella sarebbe (almeno) quella di «congelare» la situazione. Anzitutto per non dare segnali negativi ai mercati e all'Europa, in secondo luogo per cominciare a «stemperare gli animi» dopo una delle campagne elettorali più aspre della storia. Rinviare il governo Renzi alle Camere, magari provvedendo a dotarlo di due-tre scopi precisi: condurre in porto la legge di Stabilità, ora approdata in Senato; giocare la partita delle ricapitalizzazioni bancarie (circa 18 miliardi di euro in ballo); la nuova legge elettorale. In alternativa, se Renzi fosse irremovibile nelle sue determinazioni, Mattarella sarebbe costretto ad aprire ufficialmente le consultazioni per giungere al più presto a un'indicazione sul possibile successore. Ma sarà lo stesso Renzi, in qualità di capo del Pd a indicare un nome? Meglio sarebbe, considerata la crisi che si apre al Nazareno, affidare al presidente del Senato, Pietro Grasso, il compito di un governo di «responsabilità» che conduca verso elezioni anticipate appena pronte le modifiche alla legge elettorale (dunque maggio o autunno, se la situazione in Parlamento si complicasse).

È stato tra i primi contatti telefonici di Renzi, quando il risultato si è andato configurando nelle proporzioni finali, quello con il capo dello Stato. Mattarella stava seguendo lo spoglio elettorale nel suo studio privato al Quirinale dopo il rientro da Palermo, dove in mattinata aveva votato all'istituto Giovanni XIII. Per il capo dello Stato il primo punto dell'agenda resta la «riconciliazione nazionale» ottenuta attraverso una lenta ma costante tessitura, persino con i fili più sfibrati (e sfibranti) come Beppe Grillo e il leader leghista Matteo Salvini, che ora vedono concretamente la possibilità di diventare aghi della bilancia puntando dritto verso le elezioni. Mattarella invece resta assai cauto: prima di procedere con lo scioglimento delle Camere vuol essere certo che non vi sia alcun altra maggioranza capace di gestire la transizione dal biennio renziano, veloce e inconcludente come il suo protagonista.