Prima la strenna, poi tutti licenziati

Natale di ansia per 40 dipendenti di un'azienda canadese, a casa dopo il cesto

Tutto è intendersi sul significato della parola: pacco. Dono? Oppure fregatura? Oppure entrambi?

Chiedere per maggiori delucidazione ai quaranta dipendenti della Hammond Power Solutions, azienda di Marnate, in provincia di Varese, che produce trasformatori per contro di una multinazionale canadese quotata alla borsa di Toronto e con un altro stabilimento a Meledo, in provincia di Vicenza. I lavoratori qualche giorno prima di Natale hanno ricevuto il pacco natalizio, il tradizionale omaggio festivo che qualche datore di lavoro ancora fa ai propri stipendiati, contenente di solito un panettone, uno spumante metodo rigorosamente non classico, alle volte un torrone, alle volte dei datteri, alle volte un cotechino industriale, alle volte un licenziamento.

Come dite?

No, non è un errore. Un licenziamento, sì.

I quaranta lavoratori di cui sopra un giorno hanno ritirato la strenna e sono tornati a casa con il cuore pieno di letizia. E il giorno dopo - letteralmente il giorno dopo - sono rincasati con un dono non gradito e il cuore pieno di angoscia.

Con la notizia che, dopo le feste, non dovranno ripresentarsi al posto di lavoro.

Naturalmente ci sarà il tempo delle trattative, della limitazione dei danni, della speranza, della guerra tra poveri, delle litigate, delle ipotesi.

Per ora è solo il tempo dell'ansia. Sarà stato un Natale terribile per quaranta famiglie. Lo spumante non sarà stato aperto perché non c'era nulla da festeggiare. Il panettone mangiato con rabbia. Qualcuno l'avrà masticato e poi sputato. Qualcuno lo avrà regalato al portiere per non averlo negli occhi e nello stomaco. Qualcun altro lo avrà gettato via con disgusto.

Che cosa può spingere il management di un'azienda a decidere di fornire comunque ai propri dipendenti il pacco dono ben sapendo che le lettere di licenziamento sono state già redatte, firmate e chiuse e aspettano soltanto di essere consegnate? Che cosa può spingere un qualche dirigente con lo stipendio blindato a non rendersi conto che si tratta di una mossa cinica e oscena? Avrà il suddetto, italiano o canadese, pensato di fare cosa buona e giusta? Oppure la decisione sarà stata affidata a un qualche algoritmo dell'Ontario?

«Non ho mai visto nulla del genere - dice Ilaria Campagner, la sindacalista della Fim Cisl dei Laghi che sta seguenzo la vertenza -. Non ci si comporta così. Quando un'azienda sta per chiudere ci sono dei segnali, ma non è questo il caso. È stato un fulmine a ciel sereno. Avevamo un incontro fissato con il capo del personale per passare dal contratto Confapi a quello Federmeccanica e solo in un secondo momento abbiamo scoperto che era cambiato l'oggetto della discussione e che avremmo dovuto discutere dell'avvio della procedura di licenziamento».

Lo stabilimento varesotto della Hammond Power Solutions fino a sei anni fa era la Marnate Trasformatori e prima ancora Elettromeccanica Marnatese, ed era poi stata acquisita dal gruppo canadese. I lavoratori erano in cassa integrazione, ma la situazione non sembrava drammatica. Qualche giorno fa era stato assunto un nuovo venditore destinato a occuparsi della Spagna e il cui lavoro è durato appena una settimana. Poi qualche giorno fa dal Canada si è presentato il ceo in persona con il triste regalo. Dovuto, pare, a un cambio di strategie della multinazionale. Dettato dai numeri. Perché cosa sarebbero i lavoratori, sennò?