Veneto: vicino l'accordo Lega-Fi. In Campania sarà corsa solitaria

Su Zaia candidato manca solo l'ok ufficiale. Al Sud invece la rottura col Nuovo centrodestra isola Salvini

Milano Con i sondaggi al massimo storico, alti anche in regioni poco battute dalle camicie verdi, nel quartier generale della Lega stavolta sognano davvero il colpaccio: strappare almeno una regione rossa al Pd. La vittoria in Veneto, con la corsa alla riconferma di Luca Zaia già forte di suo è considerata sicura. Certo, con l'uscita di Tosi e l'incognita sui voti che l'ex segretario della Liga veneta si porterà dietro, l'appoggio di Forza Italia è diventato più importante per non rischiare brutte sorprese. E così da giorni, in attesa di un faccia a faccia con Berlusconi, il segretario Salvini lancia messaggi di intesa: «Non penso che Berlusconi si allei con Alfano in Veneto - spiega ad Agorà -. Forza Italia ha governato con noi la Regione Veneto gli scorsi cinque anni e penso voglia continuare a farlo per i prossimi cinque». I contatti tra Zaia e il coordinatore veneto di Fi Marco Marin sono frequenti e di segno costante: gli azzurri lo sosterranno. A meno di rotture clamorose, al momento difficili da intravedere.

Anche se molto più a sud, a Napoli, l'alleanza scricchiola, e il governatore Caldoro sarà appoggiato da Ncd, contro cui la Lega spara cannonate anche in Parlamento (sotto accusa Lupi e Alfano). In Campania, dopo le parole di Caldoro («Qui non vedremo la felpa di Salvini, noi difendiamo il Mezzogiorno»), il Carroccio in versione sudista «Noi con Salvini» annuncia: «Stiamo valutando seriamente la possibilità di correre in solitaria». Una lite che sembra però studiata apposta per aprire la strada ad un'alleanza in Campania tra Fi e centristi.

La scommessa vera di Salvini è su Liguria e Toscana. In entrambe è ancora in corso il braccio di ferra con Forza Italia, che chiede di ritirare i candidati leghisti e appoggiare i loro. Ma da via Bellerio finora l'unica risposta è no, perché quelle due partite non sono considerate affatto secondarie. In Liguria corre Edoardo Rixi, consigliere regionale che si è fatto apprezzare per le battaglie di opposizione al «sistema Burlando», un sistema di potere parallelo a quello del Pd che governa da dieci anni la regione. In Toscana invece Salvini ha lanciato l'economista «no euro» Claudio Borghi Aquilini, con un disegno preciso, fondato anche qui su sondaggi che danno la Lega secondo partito in Toscana, molto sopra M5S e Fi: rovesciare un feudo rosso, con un programma antitetico a quello renziano, e a quel punto mettere in discussione il governo nazionale. Piano ambizioso, che nasce anche dalla particolarità della legge elettorale toscana, il ballottaggio. Se si riesce a non far vincere il Pd al primo turno (soglia 40%), ci si può giocare tutto dopo. Ma ci vorrebbe un accordo con gli alleati, che finora non c'è. Né con Fi, che vuole un suo candidato (l'ultimo nome è quello di Deborah Bergamini), né con Fratelli d'Italia, col suo battagliero consigliere Donzelli. Per provare a giocarsi la partita serve un accordo, e anche in fretta.