La sua eredità industriale: meno vendite, più guadagni

Jeep e Alfa anziché Panda a km zero. Così le mosse di Marchionne hanno salvato un'azienda in crisi

Come vanno le cose in Fca? Nel primo semestre dell'anno ha perso oltre il 9% dei volumi rispetto allo stesso periodo del 2017, in un mercato che cede appena un punto e mezzo. Un po' in affanno, si dirà. Decisamente male, diranno altri, intimamente godendo di veder confermato quel mix di scetticismo e critiche verso le strategie del gruppo, che ebbe l'ardire di andare allo scontro con i sindacati per la seconda volta, dopo la storica vicenda del 1980. Vincendo per la seconda volta: imperdonabile! Con l'aggravante che, se nel 1980 a Torino furono i quadri e i dirigenti a far sentire la loro voce, nel 2010 a Pomigliano d'Arco sono stati proprio gli operai a mettere all'angolo le politiche sindacali, schierandosi dalla parte dell'azienda.

In tutti questi anni, mentre le fabbriche funzionavano e le vendite miglioravano, il fronte degli oppositori lavorava incessantemente ai fianchi, contestando anche l'acquisizione di Chrysler, un'operazione da orgoglio nazionale, laddove tanti altri grandi e medi gruppi finivano invece in mani straniere. Adesso forse sperano di leggere in questa flessione dei volumi un redde rationem. Facciano pure, ma sbaglierebbero.

Nel primo semestre del 2018 c'è il compimento di quella strategia tanto aspramente contestata quanto pervicacemente perseguita. L'idea che per continuare a fabbricare macchine in Italia (col costo e la rigidità del lavoro che abbiamo) l'unica possibilità fosse di costruire auto a elevato valore aggiunto: se i fattori della produzione sono costosi, anche il prodotto deve esserlo. Non è difficile da capire e il fatto che tanti si siano schierati contro prova non che siano stupidi, ma che siano in malafede e, soprattutto, che abbiano a cuore il loro successo, non il benessere dei lavoratori.

Guardando non ai volumi ma al valore delle auto vendute, da un'analisi esclusiva del Centro Studi Fleet&Mobility emerge che nel semestre i ricavi delle vendite (valore a listino al lordo degli sconti e senza gli optional) risultino in flessione intorno all'1,5% rispetto al 9% di calo dei volumi. I circa 800 milioni in meno di Fiat sono stati recuperati dalle sole vendite Jeep, arrivate a 1,5 miliardi, più del doppio rispetto all'anno scorso. Metà dei 150 milioni di minori ricavi di Lancia è stata recuperata dalle maggiori vendite di Alfa Romeo, cresciute in valore ben oltre il 10%. Ma questa è solo una foto parziale di come stanno andando davvero le cose. Scendendo lungo il conto economico, è facile concludere che il margine netto delle vendite sia ben superiore a quello dello scorso anno, perché i volumi di questa prima metà del 2018 sono molto più sani e redditizi che in passato. In parole semplici, quest'anno Fca ha potuto rinunciare a forzare le vendite delle piccole utilitarie attraverso i km0 (che fanno volume ma poco margine), grazie al fatto che le vendite di Jeep e Alfa Romeo (in particolare Giulia e Stelvio) hanno raggiunto una massa tale da bilanciare i pochi margini legati alle minori immatricolazioni Fiat e Lancia. È il compimento della strategia avviata anni fa, niente di più e niente di meno. La strategia del valore, dei soldi, quella cosa con cui si pagano gli stipendi degli operai e il cuneo fiscale per il terzo socio, quello sprecone e inefficiente.

A chi lamenta che comunque la flessione del marchio Fiat è una cosa brutta e deprecabile, chiediamo innanzitutto se guidano una Fiat e poi suggeriamo di considerare la cosa da un altro punto di vista. Forzare le vendite di un brand a suon di sconti non ne ha mai costruito il successo, anzi spesso lo ha portato al declino. Evitare o limitare tali forzature, come Fca sta facendo in questo 2018, consente vendite più sane dei due prodotti (Panda e la linea 500) che in questi anni sono stati curati e coltivati dal management, nonostante l'aggressività (necessaria) sui mercati. Se Fiat avrà ancora un suo ruolo sui mercati di domani, dipenderà da questi due prodotti-brand e dalle politiche commerciali che li sosterranno, invece di sfruttarli.

Commenti

Libero 38

Dom, 22/07/2018 - 15:52

A leggere l'articolo sembra che il mondo si fermera' se non ci sara' piu' l'italo-canadese marchionno.Certo che marchionne ha salvato la fiat.Solo grazie al corvo obama e il sindacato canadese CAW che gli regalaro gratis la Chrysler.

napolitame

Dom, 22/07/2018 - 15:55

Dio c'e'

Massimo Bernieri

Dom, 22/07/2018 - 16:14

Marchionne ha fatto quello che i suoi datori di lavoro gli hanno chiesto.Voci dicono di una collaborazione con Hyundai KIA per l'ibrido che ora FCA non ha sulle auto di "tutti i giorni" altri,che Hyundai non aspetti che cali il valore azioni FCA per entrare come socio di maggioranza che farebbe contenti gli Agnelli vogliosi di lasciare la produzione auto per andare in altri settori di consumo,investimenti banche autostrade energia ecc magari fuori Itala.Staremo a vedere!

Algenor

Dom, 22/07/2018 - 16:20

Marchionne ha spostato la sede fiscale in UK: quindi a beneficiare dei successi di FCA sono i britannici e non noi. Come ciliegina sulla torta anche la Exor, la finanziaria controllata dagli Agnelli che é principale azionista di FCA ha trasferito la propria sede fiscale in Olanda. Quindi perché noi italiani dovremmo rendere omaggio ad un individuo che ha trasferito all'estero la prima multinazionale italiana, privandone questo paese degli introiti fiscali?

flip

Dom, 22/07/2018 - 16:29

il titolo, dell' articolo, piò essere fuorviante e pericoloso, anche se corretto, ma deve deve essere spiegato meglio. Certo, se vendi più lusso che utilitarie……...

amedeov

Dom, 22/07/2018 - 16:54

X ALGENOR Per la risposta alla tua domanda devi dare questa risposta: Perchè la fiat era sull'orlo del fallimento prima che Marchionne diventasse A.D.?

Ritratto di anticalcio

anticalcio

Dom, 22/07/2018 - 17:01

mi levo tanti di cappello per il top manager..senz'altro ha risollevato le sorti del gruppo; di certo invece,non ha contribuito alle stesse condizioni i suoi concessionari,facendoli andare in fallimento.difatti trovare un concessionario ufficiale fiat-alfa-lancia è come trovare un aago nel pagliaio.anche i piu' solidi, i piu' storici hanno fallimenti e concordati pe rle troppe pressioni e oneri della casa.

caren

Dom, 22/07/2018 - 17:02

Leggendo il titolo dell'articolo, è più facile pensare ad un mago come Mandrake, che ad un amministratore delegato.

Guido123

Dom, 22/07/2018 - 17:15

x Libero 38: Stai sparando le solite cavolate . la Chrysler è stata pagata! ed era fallita con mercedes.

Altoviti

Dom, 22/07/2018 - 17:22

Un'azienda ha bisogno di guadagnare altrimenti non può mantenersi sul mercato, il prossimo passo dovrebbe essere quello di cercare di aumentare la fetta di mercato laddove c'è Maggiore guadagno da fare. Tanti auguri di milgioramento e di guarigione al dott. Marchione. Se la fiat ha cambiato sede è la colpa del ribasso fiscale che fanno gli altri stati e anche della burocrazia nostrana.

flip

Dom, 22/07/2018 - 18:28

x algenorse non di ridponfere a amedeov, vhiedilo e landini.