Tassa europea sulla benzina per finanziare l'emergenza

Bocciato dalla Germania il piano Renzi di suddividere le spese tra i Paesi membri Il premier: se la Merkel ha altre idee lo dica. Ma lei vuol imporre il balzello a tutti i cittadini Ue

Gian Micalessin

Altro che bond europei. Altro che «migrant compact» all'italiana. Angela Merkel e il suo ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble hanno un piano tutto loro per finanziare la lotta all'immigrazione. E non sanno che farsene dell'idea di Matteo Renzi di finanziare i paesi africani per arginare alle origini il grande esodo. Anzi il piano italiano è meglio spedirlo in soffitta visto che la rinomata creatività teutonica ha già partorito di meglio. Per mettere insieme quei miliardi basterà imporre ai sudditi europei una tassa sulla benzina simile alle fascistissime accise inventate a suo tempo per pagare la guerra in Abissinia. Del resto, avranno pensato a Berlino, sempre di Africa e africani si tratta.

L'innovativa eurogabella, escogitata dal ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, e già presentata al presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker, si materializza proprio mentre il vertice dei ministri degli Esteri e della Difesa europei, riuniti ieri, esamina il piano Renzi. E così assieme alla proposta tedesca arriva anche l'ennesimo calcio nei denti al nostro premier. Che replica duro, in un'intervista al Tg1: «Se la Merkel e i tedeschi hanno soluzioni diverse ce le dicano, non siamo affezionati ad una soluzione. Ma sia chiaro che il problema lo deve risolvere l'Ue tutta insieme».

Senza neanche degnarlo d'una risposta personale la «cara» Angela affida al portavoce Steffen Seibert il compito di mettere la sordina al progetto italiano. «Il governo tedesco - spiega in due parole Seibert - non vede alcuna base per un finanziamento comune dei debiti riguardanti le spese degli stati membri per la migrazione». Come dire la faccenda non ci compete più e non abbiamo alcuna intenzione di spendere soldi per un problema che riguarda solo l'Italia. La risposta non è una sorpresa. Come non lo è il cinismo di un «niet» pronunciato mentre ci si interrogava sulla sorte di altri 400 africani inghiottiti dal Mediterraneo. La «benzo-gabella» europea e il «niet» all'Italia sono perfettamente in linea con il prussiano egoismo che caratterizza da sempre la Cancelliera. Dal suo punto di vista l'errore commesso aprendo la rotta balcanica e attirando in Germania un milione d'immigrati, è già risolto. Quell'erroruccio lo stiamo, infatti, pagando noi europei contribuendo al pagamento dei 6 miliardi promessi dalla Merkel al presidente turco Recep Tayyp Erdogan per convincerlo a sigillare le frontiere da lui stesso spalancate.

Nel frattempo, però, la Merkel ha anche risolto la crisi politica interna generata dal milione di rifugiati arrivati in Germania a causa sua. Grazie alle spicce intese con i compagni di governo dell'Spd ha messo a punto le leggi che le consentiranno di rispedire a casa tutti i migranti indesiderati. Dunque non esistendo più in Germania un problema immigrati in grado di minacciare la sua sopravvivenza politica non esiste neppure una buona ragione per contribuire al costoso piano di aiuti italiano. Il piano di Renzi, come spiega la lettera indirizzata dal nostro governo alla Commissione Europea, puntava innanzitutto a rafforzare le economie dei paesi africani da cui partono i disgraziati che, chiusa la rotta balcanica, hanno ripreso ad affollare quella della Libia e del Mediterraneo. Il «niet» della Cancelliera - come Matteo Renzi sa bene - neutralizza e vanifica anche gli affettati apprezzamenti riservate al piano dal presidente della Commissione Jean Claude Juncker e dagli altri euroburocrati. «Mantenere aperte le frontiere interne e controllare quelle esterne è nell'agenda della Commissione e Juncker è contento di vedere che questa è anche l'agenda dell'Italia» - notava ieri il portavoce Margritis Schinas sottolineando la disponibilità a «prender nota della proposta dell'Italia». Quelle parole, già di per sé puramente formali e assolutamente slegate da qualsiasi impegno concreto, vengono rese totalmente irrilevanti dalla riluttanza tedesca. Detto questo va anche sottolineato come il piano di Matteo Renzi sia tutt'altro che nuovo. Un progetto analogo era già stato ipotizzato a novembre quando Juncker convocò a Malta i leader europei e quelli di numerosi paesi africani proponendo la creazione di un fondo europeo da 1,8 miliardi destinato a finanziare gli interventi nelle zone d'origine dell'immigrazione. Un piano vanificato dal braccino corto dei 28 paesi europei che non riuscirono, tutti insieme, a garantire più di 78 milioni di euro d'aiuti.