Tasse, rimborsi Iva e dividendi Ecco come il fisco crea il caos

Leggi, decreti e invii telematici fanno impazzire i cittadini

Roma. Gli obblighi fiscali diventano sempre più un rompicapo vessatorio per i poveri contribuenti. Tre diverse vicende hanno recentemente evidenziato come il nostro sistema impositivo sia sbilanciato tutto da una parte: quella dello Stato. E quando non si tratta di tasse, sono gli adempimenti a far perdere tempo e denaro.

Ma andiamo con ordine. La prima brutta sorpresa arriva dalla legge europea 2017 che è in discussione alla Camera. L'Ue, infatti, aveva avviato nei confronti del nostro Paese una procedura di infrazione in quanto non prevede alcun indennizzo per i contribuenti obbligati a dotarsi di garanzie finanziarie per richiedere rimborsi Iva superiori a 30mila euro. Per chiudere la procedura, nel ddl il governo aveva inserito una norma che riconosceva un indennizzo forfettario pari allo 0,15% dell'importo garantito, per ogni anno di durata della garanzia. La norma, segnala l'esperto fiscalista Paolo Duranti dello Studio Mazzocchi & Associati di Milano, «è stata tuttavia espunta nel corso dei lavori parlamentari, mentre nella versione originaria lo Stato aveva stanziato a questo scopo 7,3 milioni di euro, che ora le imprese non si ritroveranno più». Si tratta di un danno grave, aggiunge, perché la norma si sarebbe dovuta applicare a partire dai rimborsi richiesti con la dichiarazione annuale relativa al 2017 e con le istanze infrannuali relative al primo trimestre 2018. Ora tutto rischia di andare in fumo e le garanzie fidejussorie potrebbero restare sempre in capo al contribuente.

Ma che lo Stato cerchi sempre di raschiare il fondo del barile quando si tratta di fisco lo dimostra anche un decreto del ministero dell'Economia recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale. In pratica, è stata stabilita una misura per recuperare parzialmente gli oltre 3 miliardi di euro di gettito persi quest'anno con la riduzione dell'Ires (l'imposta sui redditi societari) con il taglio dal 27,5 al 24% dell'aliquota introdotto dalla legge di Bilancio 2017. Ebbene, il decreto stabilisce un incremento della quota di utili e plusvalenze da partecipazioni che concorrono a formare il reddito delle persone fisiche. In buona sostanza, la percentuale sarà calcolata di modo che la somma dell'Ires applicata alla società e dell'Irpef versata dal socio sia pari al 43% del reddito della società al lordo dell'Ires. Insomma, la tassazione non è stata ridotta ma spostata dalle imprese agli imprenditori considerato che concorrono a formare reddito non solo le partecipazioni e gli strumenti finanziari detenuti nell'esercizio dell'impresa, ma anche quelle «esterni» all'attività aziendale limitatamente alle partecipazioni qualificate (25% o più del capitale di una società non quotata, 5% o più di una società quotata).

Per concludere non si può non segnalare l'incredibile aumento della burocrazia fiscale nonostante le tanto sbandierate semplificazioni telematiche: al 13 luglio, segnala Il Sole 24 Ore, sono state inviate già 130 milioni di comunicazioni all'Agenzia delle Entrate contro i 177 milioni dell'intero 2016. Quota 200 milioni è a un tiro di schioppo.

Commenti

beale

Dom, 16/07/2017 - 00:30

siamo sudditi. è possibile che con la tecnologia di cui si dispone, si debba convivere con sistemi burocratici che si autoalimentano per creare occupazione improduttiva e consumatrice di ricchezza.Oggi ci sono APP per tante cose mentre per il fisco c'è.....l'agenzia delle entrate.