Per Stati e fondi pensione perdite miliardarie

Il titolo di Wolfsburg è presente in ogni portafoglio. E in Michigan fanno causa

Dallo scoppio del «dieselgate» il titolo Volkswagen ha perso più di un terzo del proprio valore. A marzo aveva toccato i 247 euro, ieri ha chiuso a 107 euro cedendo un altro 8 per cento. E dai 76,2 miliardi del venerdì la capitalizzazione è scesa a 50,9 miliardi di euro.

Un colpo al portafoglio di chi aveva deciso di scommettere su azioni ritenute apparentemente sicure. Ovvero su quello che gli esperti definiscono un titolo da cassettista con rendimenti e guadagni stabili. Poi le Volkswagen si sono trasformate nell'ultimo «cigno nero»: un evento improvviso e sconvolgente che manda in tilt le strategie finanziarie dei broker di tutto il mondo. Solo che in questo caso il cigno è comparso dopo un raggiro, un trucco. E a rimetterci non è solo chi ha investito sui titoli in Borsa. Perché il più grande produttore di auto d'Europa era una garanzia per qualsiasi gestore o investitore istituzionale, anche per i più pavidi o allergici al rischio. Anzi, molti operatori confermano ufficiosamente che Volkswagen era inserito nei portafogli proprio per diversificare il mix di investimento offerto alla clientela con un peso complessivo di svariati miliardi.

Il conto provvisorio stima più di un miliardo per l'americana Blackrock e 800 milioni per il fondo sovrano norvegese Norges. Secondo i calcoli fatti da Bloomberg, il fondo sovrano del Qatar (QIA) è il maggior detentore delle azioni privilegiate VW col 13%, il terzo maggior azionista delle azioni ordinarie (17%) e ha visto evaporare 3,8 miliardi a causa dello scandalo che sta travolgendo il gruppo tedesco.

Sul sito di finanza fundspeople.it si può inoltre trovare l'elenco dei fondi di gestione internazionali più esposti alle azioni Volkswagen, i cui portafogli sono stati attualizzati nel 2015: in testa spicca il fondo JB Swiss&Global AM Deutsche Aktien con un'esposizione dell'8,72% mentre l'ultimo della lsita, con un 4,39% è il Pioneer Inv German Equity. Non solo. Il 10% del capitale della casa tedesca è in mano a investitori istituzionali. Il trucco del «dieselgate» è costato caro anche alle banche d'affari come Nordea, il più grande gestore scandinavo, che ha vietato ai propri gestori di acquistare titoli e bond di Volkswagen nei prossimi sei mesi. Nordea è anche pronta ad unirsi a una delle possibili class action contro la casa di Wolfsburg negli Usa.

In Virginia, intanto, ci sarebbe la prima causa legale intentata da un azionista (un fondo pensione del Michigan) secondo cui ci sarebbe stato un piano fraudolento ai danni degli investitori. E la «mina» a quattro ruote spaventa anche la Bce che ha deciso di sospendere l'acquisto di Abs garantiti da titoli VW e svolgerà una revisione prima di prendere una decisione finale su un'eventuale esclusione permanente. I bond possono invece ancora essere utilizzati dalle banche come collaterali in occasione delle aste di Francoforte.