Tortura di Stato: ogni anno mille innocenti in carcere

Un docufilm racconta l'odissea delle troppe vittime della malagiustizia. Che ci costa centinaia di milioni

«Volevamo dare voce a persone qualunque che raccontassero la loro esperienza: dall'arresto all'alba alle impronte digitali in questura, dall'ingresso in cella alla necessità forzata di adeguarsi alla nuova identità di detenuto, con tutti i dubbi, i silenzi, le paure della vita in carcere. Fino a che l'errore (dopo giorni, mesi, talvolta anni) viene a galla. E si torna alla realtà, portandosi dietro una ferita destinata a diventare cicatrice indelebile nella propria esistenza. Dovevamo fare qualcosa». In effetti qualcosa la stanno facendo da anni Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, due cronisti che hanno scelto l'angolazione meno facile nella cronaca giudiziaria, quella delle vittime. Prima, vent'anni fa, un libro sugli innocenti finiti in manette nella storia italiana, quindi un sito internet (errorigiudiziari.com) che raccoglie centinaia (circa 700) di casi di ingiusta detenzione ed è ormai la più completa enciclopedia della malagiustizia italiana, una vera «emergenza sociale» visti i numeri impressionanti: almeno 24mila persone innocenti incarcerate negli ultimi 24 anni, mille all'anno, ed è un calcolo per difetto. Dietro gli errori, le sviste dell'accusa e poi la battaglia processuale per far emergere la verità, ci sono le storie sconvolgenti di chi si è visto privare della libertà, trasformato da un giorno all'altro in delinquente senza aver commesso nulla. Ferite difficili da rimarginare anche se si ottiene ragione alla fine. Perciò il titolo «Non ti guardare indietro» scelto per la docufiction di Lattanzi e Maimone diretta da Francesco Del Grosso e appena presentata al PesaroDocFest e all'Ischia Film Festival. «È una frase chiave di una delle protagoniste - racconta Maimone -. Quando esce dal carcere, le compagne di cella le dicono di non voltarsi indietro: se lo fai, corri il rischio di tornarci...». Hanno scelto cinque storie tra le molte, cinque protagonisti di un viaggio all'inferno con ritorno, ma non vogliono svelarle prima che il film esca nelle sale. «É una cosa difficile da raccontare, quello che ti succede...», «Ti senti un delinquente», «Perchè io le avevo viste solo in televisione queste cose, nei film», «Mi accusavano di una rapina a mano armata, avvenuta il 22 luglio del 2010. Ma io quel giorno mi trovavo esattamente a Puerto Banus a Marbella», «Essere da innocente in carcere significa cercare di capire con quali logiche ti hanno portato lì, perché solo se risali a quelle logiche riesci a uscire», «Psicologicamente, chi subisce una pena ingiusta, non ne esce più» raccontano le voci delle vittime mentre ricostruiscono, voltandosi ancora indietro, il percorso che li ha scaraventati nell'incubo della galera da innocenti.

L'ultima odissea documentata dal loro sito è quella di Giuseppe Gulotta, arrestato nel '76 (diciottenne) come sospetto omicida di due carabinieri, viene torturato e indotto a confessare un reato mai commesso: resta in galera per ben 23 anni, finché nel 2010 uno dei due carabinieri decide di raccontare la verità. Lo Stato gli ha riconosciuto un indennizzo di 6,5 milioni di euro. Le tabelle del ministero riconoscono non più di 270 euro per un giorno in carcere da innocente. Finora lo Stato italiano ha speso 630 milioni di euro per risarcire le vittime. Una cifra troppo alta per il governo, che con l'ultima legge di Stabilità ha reso più restrittive le condizioni per poter chiedere un risarcimento per il torto subìto.