Il tribunale smonta le accuse a Infront

Milano Si inabissa l'inchiesta che per la Procura di Milano doveva portare a galla tutto il marcio nel mondo dei diritti del calcio in tv: e che di marcio, secondo i giudici, non ha scoperto proprio niente. Ieri per la seconda volta la richiesta della Procura della Repubblica di arrestare tre persone accusate di associazione a delinquere viene respinta su tutta la linea, come aveva già fatto il giudice preliminare cui i pm avevano chiesto di fare scattare le manette. La Procura non si era arresa, aveva fatto ricorso. E ieri anche il Tribunale le dice di no parlando addirittura di «disintegrazione delle ipotesi accusatorie»: non esiste alcuna associazione a delinquere, scrivono i giudici, perché non esistevano i reati che la associazione avrebbe commesso.

A finire in galera dovevano essere, secondo la Procura milanese, Marco Bogarelli e Giuseppe Ciocchetti, ex vertici della Infront, la società che da sempre fa da advisor per le aste dei diritti tv della Lega Calcio, e il distributore di diritti Riccardo Silva. Ma per i giudici Lega Calcio non subì alcun danno, e il gruppo sotto accusa costituiva al più una lobby del tutto lecita. Nella richiesta di cattura, i pm avevano citato ripetutamente il nome del presidente della Lega Calcio Adriano Galliani, senza iscriverlo nel registro degli indagati ma adombrano un suo ruolo negli accordi occulti.