La triste fine senza saggezza del senatore alla romana

Non muore il Senato, sono morti i senatori

Non muore il Senato, sono morti i senatori. A quanto pare senza neppure troppi rimpianti. Non è che sono mai stati particolarmente simpatici. Pensi ai sentori, non quelli di adesso, ma di sempre. A ritroso. Come figura, come maschera, come archetipo. C'era quello all'italiana tronfio e grasso o allampanato e severo da prima repubblica, con le cravatte marroni e il suo codazzo di clienti, buono per una raccomandazione e un posto alle poste. C'era il Bossi secessionista che quasi per beffa si ritrova per la prima volta in Parlamento nella Camera nobile, giusto il tempo di guadagnarsi il soprannome di Senatùr e poi migrare a Montecitorio, dove la politica ha più sale. C'era Andreotti a cui l'«amico» Cossiga fece il più perfido dei regali, un seggio da senatore a vita, come a certificare l'eclissi di un potere. E fu allora che il Divo Giulio cominciò a logorarsi. C'era il Pci di Berlinguer che nel 1981 pubblicò a pagina sette de L'Unità un documento di riforma costituzionale per abolire il Senato e rimpiazzarlo con il Cnel. C'era Bendetto Croce, senatore del Regno, che da antifascista restò in Senato, convinto a ragione che il fascismo fosse solo una parentesi. C'era ancora prima il Senato dello Statuto Albertino, con i senatori scelti direttamente dal re, con il vantaggio di non dover improvvisare un generico «in base alle scelte degli elettori» come nel compromesso partorito dal Pd. C'era in una Roma lontana Cicerone che sbraitava contro Catilina e un Senato di ottimati cieco e oligarchico. Nel nome della libertà accoltellarono Cesare e si beccarono il più furbo Ottaviano. Augusto fece dei senatori una vanagloriosa casta plaudente.

Nessuna simpatia per i senatori. Solo che nessuno immaginava come sarebbero finiti al tempo di Renzi. Niente gloria, nessun funerale, neppure un mezzo discorso d'addio, a pensarci bene neppure un suicidio orgoglioso alla Seneca. Nulla. Peggio. La fine dei senatori è una mediocre metamorfosi. Renzi con un abracadabra li ha trasformati in consiglieri regionali.

Renzi li ha spogliati di ogni dignità, perlomeno quel poco che restava. Il Senato, il Palazzo, resta lì, ma come qualcosa di inutile, ristretto, periferico, una sorta di Parlamento minore, come un dopo lavoro rispetto agli affari regionali. Non si sa ancora come verranno eletti, forse scelti dai partiti e con la coperta democratica dei poveri elettori. Senatori ancora di più ingaglioffati nel gioco delle clientele, buoni a dirottare finanziamenti pubblici sul territorio e alle prese con le note spese. La cattiveria vera forse è proprio questa: aver salvato le Regioni per spogliare il Senato. Quelle Regioni simbolo di spreco a cui i riformatori concedono il titolo onorifico di Senatori.

Non è più tempo di senatori. Sta tramontando perfino la parola. Questo è un tempo dove resistono solo leggende, gente come Pirlo o Totti. Non sono un gruppo storico, sono eccezioni. I senatori erano la bandiera e i vecchi di una squadra, di uno spogliatoio, di una nazionale. Ora sono solo carne da rottamare e utili solo come portaborse di giovani rampanti. Forse però è davvero qui il paradosso italiano. In questo paese di vecchi scompare un simbolo. Non c'è più il senex, l'anziano che incarna la saggezza, la tradizione, la memoria, quello che tramanda, che fa da testimone e che ricorda. Non serve più in una terra dove tutto è presente, dove il futuro è senza orizzonte e il passato si ferma all'altroieri. Non serve perché questo non è un Paese per senatori. Non lo è perché quelli che per età dovevano esserlo hanno bruciato sogni e utopie in piazza, lasciandosi alle spalle solo cenere e macerie. Non lo è perché hanno tradito e si sono traditi. Non lo è perché hanno urlato «la fantasia al potere», per poi buttare la fantasia e tenersi il potere. Non lo è perché si sono mangiati il futuro di chi veniva dopo. Addio senatori. Quello che avete davanti è l'ultimo tratto. I tempi, dicono, si chiuderanno nel 2020. È questo il futuro prossimo. È come in Guerre Stellari, come in quel Senato galattico e suicida. «È così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi».

Commenti
Ritratto di Zizzigo

Zizzigo

Mar, 13/10/2015 - 18:21

Se i senatori non si fossero degradati, sia biologicamente che moralmente, probabilmente non si sarebbe arrivati all'attuale situazione... e sono anni che, dalle pagine di tutti i quotidiani, si levano di quei lezzi, che non si resiste!

Ritratto di bingo bongo

bingo bongo

Mar, 13/10/2015 - 18:32

Cambierà soltanto il modo con cui verranno nominati,questa volta provenienti dai tromati della politica nazionali,in cerca di un finto federalismo all'amatriciana.Il vero tabù è tagliare VERAMENTE i costi della macchina pubblica nel suo insieme. Un presidente della repubblica,col suo magnifico palazzo e centinaia di dipendenti dal costo di 380.000.000 di euri,che esiste soltanto per farsi un giro in tram a Firenze,possiamo ancora permertecelo?

Giorgio1952

Mar, 13/10/2015 - 18:39

Vorrei ricordarvi che in Senato siedono personaggi come Razzi e Scilipoti, due galantuonimi alla pari dell'ex De Gregorio, Gasparri che si è pagato una assicurazione personale con i soldi del partito. Era senatore Dell'Utri condannato per mafia, così come era senatore il Cav!!!

Ritratto di bingo bongo

bingo bongo

Mar, 13/10/2015 - 18:50

Il Senato dell'antica Roma caput mundi nessuno lo conosce più,la scuola forma tanti bravi tecnici che non conoscono il proprio passato.Stiamo costruendo un popolo di zombie,buoni per essere schiavi,senza ricordi ne futuro,nel ripetersi ogni giorno il giorno precedente,sino alla morte fisica. Il Senato è morto quando il politico ha iniziato a fare il ladro a tempo pieno.

speranzoso69

Mar, 13/10/2015 - 21:05

Abolito il senato tranne i senatori a vita.Postilla voluta o richiesta dall'ex presidente della repubblica,essendo lo stesso che ha voluto la riforma.Probabilmente per paura di essere riconvocato a palermo come testimone della trattativa stato-mafia. Perdendo l'immunità sarebbe stato costretto a essere a scoltato dai giudici di palermo.

Ritratto di Chichi

Chichi

Mar, 13/10/2015 - 21:21

E triste. Ma è anche drammatico: un nuovo blocco, tipo quelli del muro di Berlino, nel completamento del socialismo reale. Non a caso l'Italia è il paese che ospita il maggior numero di ruderi del passato. Purtroppo però questo rudere non attira né turisti, né investitori. @Giorgio1952 – hai dimenticato tutti i voltagabbana che hanno reso possibile questo triste risultato, compresi molti della minoranza del PD, chinandosi a leccare lo stivale di Renzi. Certo, lui dalle inchieste ne uscirà pulito. Vuoi scommettere?

lorenzovan

Mar, 13/10/2015 - 21:38

complimenti al giornalista...un bell'articolo...finalmente...un ...VERO ...giornalista...tra tanti giornalai e lecchini

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Mar, 13/10/2015 - 22:40

@Giorgio1952, Dell'Utri avrà avuto i suoi difetti, ma resta sempre una spanna al di sopra degli altri senatori per cultura e per mecenatismo. Resterà nella memoria positivamente. Quanto ai senatori, Dr. Macioce, lo ha detto Lei: in un tempo in cui le leggende sono Pirlo e Totti, allora anche i senatori non hanno più senso. Se la nostra fosse un'epoca di guerrieri, di gladiatori che mettono in gioco la loro vita ogni volta che scendono in campo, allora anche il Senato avrebbe un senso, come luogo di difesa della memoria e della Patria. Ma ormai siamo diventati delle pigre puttane; se gli unici talenti che contano sono i calciatori, che non rischiano niente, a differenza dei gladiatori di duemila anni fa, allora buona notte ai senatori!

Accademico

Mer, 14/10/2015 - 02:35

Un pasticciaccio all'amatriciana, proditoriamente cucinato, col fine ultimo di pararsi le terga... en cas de malheur.