Trump e Hillary senza rivali E lui: «Userò la forza militare»

Il tycoon Usa promette il pugno di ferro contro l'Isis. Ma intanto spunta una tegola giudiziaria

Valeria Robecco

New York La corsa alla Casa Bianca è sempre più nel segno di Hillary Clinton e Donald Trump. L'ex first lady e il tycoon sbancano il Super Tuesday del nord-est e scaldano i motori per la sfida che l'8 novembre porterà all'elezione del prossimo presidente americano. La notte di martedì è una consacrazione per entrambi: sul fronte democratico la Clinton cede al rivale Bernie Sanders solo il Rhode Island, mentre il candidato alle primarie repubblicane, replicando il successo travolgente di New York, fa l'en plein mettendo al tappeto i rivali in tutti e cinque gli stati dove si è votato nelle cosiddette «Acela Primaries», dal nome della rete ferroviaria che collega Pennsylvania, Connecticut, Maryland, Rhode Island e Delaware. The Donald è incontenibile, conquista i cinque stati con percentuali bulgare e porta a casa un bottino di delegati tale (109, contro i 3 di Ted Cruz e i 5 di John Kasich) da autoproclamarsi «il presunto candidato» del Gran Old Party. «Cruz e Kasich devono andare a casa», chiosa, parlando dalla sua Trump Tower nel cuore di Manhattan. Quindi deride l'asse tra i due rivali Gop in Indiana, Oregon e New Mexico, che secondo lui è fallito in partenza. «È andata, per quanto mi riguarda è andata», esulta sulle note dei Rolling Stones.

Ancora la certezza matematica non c'è (Trump ha 954 delegati, e per conquistare la nomination repubblicana ne servono 1.237), ma la sua attenzione ormai è tutta per la candidata democratica, che attacca duramente. «Batteremo Hillary facilmente», promette il re del mattone con al fianco la moglie Melania, il figlio Eric e, tra gli altri, il governatore del New Jersey Chris Christie. Poi ripete che l'ex segretario di stato sarebbe un presidente «orribile». «Si guardi a Bengasi, alla Siria - spiega - Non ha la forza per fronteggiare la Cina». Poi, cavalcando il momento d'oro, ripete che è necessario modernizzare l'arsenale nucleare Usa americano, fermare l'islam radicale e usare la forza militare se non ci sono alternative. E agli alleati Nato: «Non fanno la loro parte, paghino di più o si difendano da soli»

A rovinargli la festa, però, è una pesante tegola giudiziaria: il caso sulla presunta frode da 40 milioni di dollari che vede coinvolta la Trump University andrà a processo, come ha deciso il giudice della Corte Suprema di New York, Cynthia Kern, e il front runner repubblicano potrebbe essere chiamato a testimoniare durante la campagna elettorale. Un incidente di percorso con potenziali serie conseguenze sulla sua corsa.

In campo democratico, invece, Hillary vince quattro stati su cinque arrivando a quota 2.151 delegati (di cui 519 superdelegati), sempre più vicina al numero magico di 2.383 che assicura la nomination. Il rivale Sanders è costretto ad ammettere che la gara è finita, riconoscendo che non riuscirà ad ottenere abbastanza delegati per battere la rivale, ma assicura che rimarrà in campo «fino all'ultimo voto». L'obiettivo del senatore del Vermont è quello di andare alla Convention democratica di Filadelfia «a combattere per una piattaforma progressista del partito». Proprio dalla città della Pennsylvania, la Clinton promette di «unire il partito per vincere le elezioni». «Tornerò qui a luglio con la maggioranza dei voti e dei delegati vincolati», assicura, accompagnata dall'ovazione dei sostenitori. Al rivale dem rivolge solo ringraziamenti: ora che la nomination è quasi in tasca, le sue energie sono tutte rivolte al miliardario newyorkese.