Turisti scambiati per terroristi 12 morti «per errore» in Egitto

L'attacco aereo ha sorpreso le vittime durante il pranzo. Il Cairo: erano in una zona off-limits

La più grande minaccia per l'industria del turismo in Egitto è il terrorismo, ed è contro miliziani e jihadisti che dalla deposizione del presidente dei Fratelli musulmani Mohammed Morsi l'esercito del Cairo combatte su diversi fronti, nel tentativo di mantenere la sicurezza. Il pericolo per i turisti, ieri, in un tragico errore da parte dei vertici militari, è arrivato però proprio da quella forze speciali impegnate a dare la caccia ai terroristi. Sarebbero 12 i morti di un attacco aereo - jet ed elicotteri - che ieri ha colpito un convoglio di egiziani e stranieri nel deserto occidentale. Otto delle vittime sono messicane.

Il deserto occidentale è una vastissima area che dal Cairo si estende al confine con la Libia. È stato per anni un paradiso per i turisti, che lo attraversano per recarsi nelle oasi di Dakhla, Kharga, Farafra, Siwa e Bahariya. È proprio a meno di 50 chilometri da quest'ultima oasi che il convoglio sarebbe stato colpito. Il gruppo si era fermato per pranzo, hanno raccontato alcuni sopravvissuti. Se il governo messicano ha parlato di attacco «deplorevole» e lo stesso presidente Enrique Pena Nieto su Twitter ha chiesto al Cairo una veloce inchiesta sui fatti, il ministero dell'Interno egiziano ha parlato di un «errore» e le autorità locali si sono giustificate spiegando che il gruppo si sarebbe trovato in un'area off-limits in quel momento, a causa di un'operazione militare in corso contro jihadisti. Secondo il tour operator coinvolto, i cui vertici sono stati intervistati dalla stampa spagnola, la zona non era a rischio e nessun permesso per visitarla era richiesto in quel momento. Il Washington Post riportava ieri come gruppi miliziani legati allo Stato islamico avrebbero segnalato scontri tra i loro uomini armati e l'esercito proprio nell'area.

Dal 2013 i militari egiziani combattono contro gruppi estremisti islamici, alcuni legati allo Stato islamico, soprattutto nella zona settentrionale della penisola del Sinai, dove le vittime nel corso degli ultimi anni tra poliziotti e soldati si contano a centinaia. Gli attacchi sono arrivati fino al Cairo, dove nei mesi scorsi è stato ucciso un importante magistrato, colpito il consolato italiano. Un gruppo legato allo Stato islamico ha rivendicato il rapimento - non lontano dalla capitale - e la decapitazione di un cittadino croato. Il deserto occidentale, invece, soffre a causa della prossimità con il poroso confine con la Libia, Paese in cui gruppi armati ed estremisti si muovono in questi mesi di vuoto politico con agilità.

Il tragico incidente arriva dopo un rimpasto di governo in Egitto che, a poche settimane dall'inizio di elezioni parlamentari, mostra le difficoltà in cui si muovono il Paese e il presidente AbdelFattah Al Sisi. E soprattutto, va a minare ancora di più il futuro di un settore, quello del turismo, che per decenni ha retto l'economia dell'Egitto e che dagli eventi del 2011 è in forte crisi: se nel 2010 i visitatori stranieri erano 15 milioni, oggi sono 10 milioni. I turisti italiani, come è emerso in un incontro al Cairo la settimana scorsa tra la Commissione Esteri del Senato italiano e un gruppo di uomini di affari locali, sono scesi a 400mila l'anno scorso da un milione nel 2010.