Tutti i conflitti, tra paella e roastbeef

In molti Paesi la difesa dei piatti tipici è un atto di vero patriottismo

Il campanilismo alimentare non è solo una questione italiana, anche se forse in nessun'altra parte del mondo è così sentito come da noi.

In tutti i Paesi però la difesa dell'autenticità e dell'originalità dei piatti tipici è considerato un atto autenticamente patriottico, simbolico nella difesa della propria identità. Prendiamo la Spagna e il suo vanto gastronomico, la paella. Un piatto unico a base di riso, carne, pesce e verdure tipico di Valencia. Città dove guardano male già gli altri spagnoli che propongono versioni non ortodosse di questa delizia (che contempla riso di tipo Bomba, pollo, coniglio, fagioli, fagiolini piatti, zafferano e altri pochi ingredienti) figuriamoci gli stranieri che ne stravolgono la natura. Così un paio di anni fa a Valencia si ribellarono contro il celebre chef inglese Jamie Oliver, che postò una sua versione della paella con chorizo (una specie di salame piccante), piselli, carote, limone. Tutti ingredienti assolutamente vietati nella città di Santiago Calatrava, oltre al fatto che il riso appariva molto meno giallo di come dovrebbe essere. Seguirono polemiche e insulti al rubizzo cuoco con le camicie a scacchi.

Qualche anno fa una guerra alimentare dal sapore sciovinista divise Francia e Gran Bretagna. Scoppiò quando il 1° agosto 1999 la Commissione europea eliminò il bando alle carni britanniche creato tre anni prima per la sindrome della mucca pazza. La Francia però continuò a «bannare» il manzo di Sua Maestà suscitando le ire di Londra. Il ministro laburista dell'Agricoltura Nick Born indisse un boicottaggio personale dei prodotti alimentari francesi (e dio sa quanto costi a un britannico fare a meno dello Champagne...) e qualche catena di supermercati timidamente seguì la scia. Alla fine la guerre du boeuf si chiuse con un armsitizio ma la Gran Bretagna non accettò mai che venisse messa in discussione la salubrità del suo roastbeef.

Stati Uniti e Messico sono stati spesso divisi, oltre che dal muro minacciato da Donald Trump, da guerre alimentari: quella dello zucchero, quando una coalizione di produttori americani accusò il Messico di sovvenzionare il suo per venderlo negli Stati Uniti ad un prezzo inferiore a quello di mercato; e quella del tonno risalente agli anni Ottanta, quando Città del Messico fermò tre tonniere americane che pescavano illegalmente nelle sue acque protette e Washington reagì applicando un embargo sulle importazioni di tonno messicano per motivazioni astutamente ambientaliste: la pesca del tonno con le tecniche messicane avrebbe danneggiato i delfini.

Anche in Medio Oriente il cibo ha provocato conflitti identari. Classico il caso dell'hummus, salsa a base di ceci e tajina ormai molto diffusa anche da noi: di origine araba è stato però diffuso nel mondo soprattutto dagli ebrei. E Israele e Libano hanno spesso litigato per la paternità del piatto, con la seconda nazione a difendere strenuamente la primogenitura dagli assalti della prima.

AnCu