Unesco contro Israele Figuraccia per l'Italia Renzi finge di non sapere e si indigna dopo 3 giorni

La decisione di qualificare il Muro del Pianto come luogo simbolo islamico e non ebraico ha visto il ruolo negativo del nostro Paese Il premier: «Noi astenuti? Scelta assurda» Convoca Gentiloni e si lamenta, poi incontra la comunità eb...

Gian Micalessin

Il problema c'è, si nasconde ai piani alti del ministero degli Esteri, ed è grosso come una casa. Tanto che neppure un mago della comunicazione, come Matteo Renzi riesce tenerselo in gola. «Trovo la risoluzione dell'Unesco incomprensibile e sbagliata. È una vicenda che mi sembra allucinante bisogna smetterla con queste posizioni, e se c'è da rompere su questo l'unità europea che si rompa. Ho chiesto al ministro Esteri di vederci subito», sbotta ieri il premier condannando, dopo tre giorni d'indifferente silenzio, l'astensione dell'Italia sulla mozione dell'Unesco che riconosce esclusivamente i legami storici degli arabi e dell'Islam con i luoghi santi di Gerusalemme.

La frase rivelatrice del problema, scivolata delle labbra di un premier imbufalito, è quella sulla convocazione del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Dietro l'incomprensibile e intorpidita astensione del nostro Paese si nasconde infatti, secondo fonti de Il Giornale, l'inspiegabile muro di gomma con cui la Farnesina ha reagito alle sollecitazioni di una diplomazia israeliana impegnata da settimane a sottolineare l'importanza di una presa di posizione chiara dell'Italia. «Quelle sollecitazioni - rivelano le fonti di Gerusalemme - hanno interessato i livelli più alti del vostro ministero degli Esteri, sono state estremamente esplicite e sono iniziate settimane prima del voto, ma il risultato è stato nullo. Quindi o il messaggio non è stato passato a Gentiloni o il ministro ha preferito non recepirlo e non trasmetterlo all'ambasciatore Unesco a Parigi. Due ipotesi gravi perché sinonimo di un apparato fuori controllo e restio a comunicare con Gentiloni o, peggio, d'un ministro incapace di comprendere la delicatezza d'una scelta capace di compromettere i rapporti con il governo israeliano.

E per comprendere quanto attesi fossero i segnali di vita del nostro premier basta la tempestività con cui dopo un paio d'ore Gerusalemme ringrazia Renzi per «l'importante dichiarazione». Una dichiarazione seguita dalla «soddisfazione» della Comunità Ebraica italiana e, sul fronte palestinese dal disappunto di Al Fatah che definisce «inaccettabili e spiacevoli» le parole del premier. E in serata il premier ha anche avuto una conversazione telefonica con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il problema è però il torpore con cui Renzi, distratto dalle cene alla Casa Bianca e dalle zuffe europee sulle legge di bilancio, ha risposto ad una gaffe diplomatica imperdonabile. Una gaffe che difficilmente può venir giustificata con gli automatismi impostici dalle scelte europee.

Nel voto di martedì scorso al Comitato Esecutivo dell'Unesco cinque paesi europei come Gran Bretagna, Lituania, Olanda, Germania ed Estonia si sono presi la libertà di votare contro la mozione presentata dal delegato palestinese con l'appoggio di Egitto, Algeria, Marocco, Libano, Oman, Qatar e Sudan. Di fronte all'evidente ideologizzazione di un documento ispirato dal blocco islamico anche la Francia ha preferito cambiare idea passando dal «sì» all'astensione. L'automatismo di stampo europeo era quindi tutt'altro che scontato. Scontato sarebbe stato piuttosto un approfondimento che partendo dai vertici diplomatici della Farnesina coinvolgesse il ministro degli Esteri e, su richiesta di quest'ultimo, la presidenza del Consiglio. Soprattutto di fronte ad una mozione che appariva, fin dal titolo «Palestina Occupata», palesemente provocatoria e poco in linea con le finalità di un organismo Onu incaricato di preservare i beni artistici e culturali. Ma leggendo titolo e contenuti della mozione vien anche da chiedersi come si siano comportati i funzionari della nostra missione Unesco quando hanno esaminato i passaggi in cui si parla di Israele come «un potere occupante», si deplora con linguaggio da centri sociali «il blocco israeliano» di una Striscia di Gaza che poco o nulla centra con i beni culturali. Per non parlare del capzioso passaggio in cui la «Porta di Mughrabi», la rampa che salendo dal Muro del Pianto consente ai «non islamici» di accedere alla Moschea di Al Aqsa diventa parte integrante della stessa. Un'affermazione, in cui si nasconde il tentativo d'integrare anche i resti dell'antico tempio ebraico nell'area di competenza islamica. Un'affermazione che gli uffici della rappresentanza italiana all'Unesco di Parigi avrebbero dovuto sottolineare in rosso aggiungendola alle segnalazioni arrivate alla Farnesina da parte israeliana. Ma se Roma dormiva Parigi sonnecchiava. Con buona pace di Renzi e dei suoi convivi americani.