Il Venezuela torna in piazza E il Papa: "Mediamo noi"

È un primo maggio durissimo quello che il Venezuela celebra quest'anno, con un Paese sull'orlo del baratro e una popolazione spaccata in due che per l'ennesima volta in questi giorni scende in piazza. Il rischio è di ulteriori scontri, morti e feriti secondo il tragico copione delle ultime settimane che ha già visto una trentina di morti, più d 400 feriti e quasi 1300 arresti.

Manifestazioni di protesta sono state convocate per oggi in tutto il Paese da Freddy Guevara, uno dei leader dell'opposizione. «Dopo un mese di resistenza - ha dichiarato - dobbiamo far vedere che non ci arrendiamo». Le marce più importanti quelle dirette alla Corte Suprema e agli uffici del Consiglio nazionale elettorale a Caracas. Per Maduro un'occasione unica per fare dichiarazioni importanti che secondo gli analisti racconteranno di una nuova radicalizzazione della ormai sfiancante revolución che ha portato il Paese ad una crisi economica senza precedenti. Intanto Papa Francesco nella sua omelia domenicale da San Pietro è tornato a parlare di Venezuela esortando alla fine della violenza, al rispetto dei diritti umani e alla ricerca di una negoziazione per trovare una via d'uscita.

Di una nuova possibile mediazione da parte del Vaticano aveva accennato nel suo volo di ritorno dal Cairo, specificando che però le condizioni «devono essere chiare» ovvero di non voler trovarsi come nel primo tentativo fallito in cui «era un si, ma era un no». L'opposizione tramite il suo leader Henrique Capriles ha fatto sapere però di non gradire l'intervento diplomatico del Vaticano, memore anche della precedente mediazione dello scorso autunno il cui unico magrissimo risultato fu quello di bloccare le proteste di strada che invece chiedevano di mandare anticipatamente a casa Maduro. E colpisce in un quadro di questo tipo l'analisi in verità miope di molti osservatori europei, in testa gli italiani che continuano ad attribuire l'attuale sfacelo del Venezuela al calo del prezzo del greggio - da oltre 100 dollari a barile ad appena 50 o al minor carisma che Maduro avrebbe rispetto al predecessore Chávez. Il caso Venezuela sta mostrando piuttosto il fragoroso fallimento del modello economico comunista che controllando tutto, dal cambio all'import-export al prezzo dei beni di fatto non riesce a far funzionare nulla perdendosi in fiumi di corruzione che hanno finito per arricchire solo pochi.

Commenti

Giorgio5819

Lun, 01/05/2017 - 16:58

Suggerisco, caro gordo bianco, di trasferirti con tutto il tuo carrozzone in sudamerica. Qualche decennio a fracassare i maroni a qualcun'altro, tanto per il gusto di cambiare !