Woodcock, il persecutore di vip che fa solo flop

Indaga sui potenti, ma colleziona archiviazioni. Ecco i suoi fallimenti, da Vallettopoli al Savoiagate

Il pm di Napoli Henry John Woodcock

La partenza è sempre da prima pagina, fra tuoni e fulmini. La conclusione, il più delle volte, è un'archiviazione formato spezzatino fra le tante procure che puntualmente ereditano i suoi fascicoli. Da Vallettopoli a quello che pomposamente è stato ribattezzato il Savoiagate la parabola delle inchieste condotte da Henry John Woodcock è, se ci è consentito l'aggettivo, mortificante. Assoluzioni ma, in più di un caso proscioglimenti senza nemmeno arrivare a processo, con contorno di risarcimenti per ingiusta detenzione. E il cittadino medio si chiede come sia possibile che ogni volta la montagna partorisca il topolino con il corollario delle umiliazioni, del passaggio in cella poi dimostratosi infondato, delle distruzione di una reputazione poi ricucita da altri giudici.

Prendiamo il Vipgate, un nome che è un programma, il primo grande affaccio, nel 2003, del pm anglonapoletano sulla scena mediatica tricolore. Settantotto indagati, in pratica un concentrato del potere: politici di tutti i colori, da Maurizio Gasparri a Nicola Latorre, il diplomatico Umberto Vattani, il cantante Tony Renis e la conduttrice Anna La Rosa solo per fare qualche nome eccellente. Le accuse sono impressionanti: associazione a delinquere per la turbativa di appalti, corruzione, estorsione e altro ancora. L'Italia trema e scopre che la periferica procura di Potenza può fare molto male. Altri, come Maurizio Gasparri, se la cavano con una battuta: «Potrei dire di trovarmi in compagnia degli invitati alla prima della Scala senza esserci neppure andato». Tony Renis, più preoccupato, mette le mani avanti: «Il mio avvocato mi aveva avvisato: vedrai che prima di Sanremo ti sospetteranno anche per il delitto di Cogne. Quasi ci siamo». La paura dura poco. Il gip di Potenza respinge una quarantina di arresti e si dichiara incompetente, Roma che ha ricevuto le carte, archivia. L'accusa ha fatto cilecca. Panorama ribattezza il pm Woodflop.

È solo il primo giro. Nel 2006 è il principe Vittorio Emanuele di Savoia a finire in manette e nel carcere di Potenza. Un capitolo riguarda la presunta corruzione legata all'installazione delle macchinette per il gioco d'azzardo nei casinò, un'altra pagina racconta lo sfruttamento della prostituzione. La storia millenaria dei Savoia tocca uno dei suoi punti più bassi, l'Italia viene inondata dai nastri. Intercettazioni su intercettazioni. Un classico del metodo Woodcock. E i dialoghi del principe diventano argomento da bar. Poi si ritorna al solito copione: l'incompetenza di Potenza, il trasloco di gran parte dei faldoni a Como e l'archiviazione senza sentenza, senza processo, senza nemmeno una richiesta di rinvio a giudizio. Nulla di nulla.

Va appena meglio con Vallettopoli, altra parata da red carpet di personaggi scintillanti e glamour : la soubrette Elisabetta Gregoraci, Lele Mora, Fabrizio Corona, il portavoce di Gianfranco Fini, Salvatore Sottile, Poi i faldoni vengono spacchettati e prendono direzioni diverse: Roma, Milano, Torino. Nel capoluogo lombardo viene condannato solo Fabrizio Corona, il resto si perde per strada.

Lui si trasferisce a Napoli. E ricomincia ad ascoltare e a martellare. Ma inciampa ancora. Nel 2012, insieme al collega Vincenzo Piscitelli, mette sotto pressione Claudio Scajola per le fregate lanciamissili destinate al Brasile. È l'intrigo degli intrighi: «La madre di tutte le inchieste per corruzione internazionale». Sarà, anche questa volta non si va da nessuna parte. Ma l'industria italiana perde un'altra commessa miliardaria.

Commenti

m.nanni

Mar, 31/03/2015 - 08:29

cosa aspetta il csm a licenziare in tronco questo magistrato? cosa deve fare, un magistrato, di più grave che distruggere persone e sputtanare il Paese per essere cacciato via dalla magistratura?

giovauriem

Mar, 31/03/2015 - 09:51

egregio zurlo , sull'articolo quasi nulla da eccepire , mentre sulla collocazione geografica che lei da di woodkock (secondo lei anglonapoletano) se cortesemente ci illumina sulla collocazione geografica della sua famiglia, che sicuramente è pugliamalano (e dico malano) o casertamalano, mi smentisca !

giovanni PERINCIOLO

Mar, 31/03/2015 - 10:10

Chissà se finalmente la fattura sarà presentata direttamente all'illustre collezionista di cantonate, oppure anche la tanto vilipesa (dai magistrati) responsabilità civile é solo una presa per i fondelli??

Zizzigo

Mar, 31/03/2015 - 12:01

Il vip, floppatore dei vip...

Ritratto di Gigliese

Gigliese

Mar, 31/03/2015 - 12:53

Ma perchè non gli fanno pagare gli insuccessi (tutti). Allora sì che si calmera'.

agosvac

Mar, 31/03/2015 - 12:57

Secondo me il problema di woodcock non è tanto il desiderio di notorietà quanto una totale incapacità professionale. Del resto non è il solo magistrato che d'indagini non ne capisce un bel niente, è in compagnia della maggior parte dei magistrati inquirenti italiani. Il motivo è semplice: le indagini le devono fare gli organi competenti, quelli che hanno studiato per farle, polizia, carabinieri, guardie di finanza, non di certo quattro magistrati che il massimo che hanno fatto, quando l'hanno fatto, è stato studiare legge!!! Una seria riforma della magistratura dovrebbe prevedere l'eliminazione totale del magistrato inquirente. Un magistrato deve fare ciò per cui ha studiato: il giudice!!! Il compito d'istruire i processi deve essere demandato agli avvocati dell'accusa che, però, con le indagini non devono assolutamente avere a che fare. Solo così la Giustizia potrebbe ricominciare a funzionare!!!

Ritratto di Anna 17

Anna 17

Mar, 31/03/2015 - 12:59

Ecco la concreta incapacità del CSM a fare il proprio lavoro. Non si può far finta di nulla di fronte a continue scemenze fatte da un p.m. Qualche provvedimento punitivo se non è preso significa che CSM è complice di p.m. incapace. E non è un bello spettacolo.