POLO Il fascino degli estremi che si toccano a Milano

Da domani per due giorni all’Umanitaria studiosi e curiosi rileggono la storia degli esploratori delle terre dei ghiacci

Il 2007 è stato proclamato dagli scienziati dell'Icsu, l'International council for science e del Wmo, il World meteorological organization, l'anno polare internazionale. Dal prossimo marzo gli intelletti di oltre sessanta Paesi si concentreranno sulle regioni polari e sulla loro mutevole situazione climatica: la comunità italiana è in fermento perché - e questa è davvero una lieta novella - sotto il sole del Bel paese tanti cuori battono per i ghiacci lontani.
L'interessante kermesse ospitata domani e domenica tra i chiostri dell'Umanitaria è un'ottima occasione per conoscere i tanti italiani che, nella storia recente e lontana, hanno instaurato rapporti speciali con il mondo bianco a nord e sud del nostro pianeta. E se la memoria corre subito alla mitica Tenda Rossa e all'esplorazione italiana al Nord di Umberto Nobile con il dirigibile Norge, non si possono dimenticare i precursori di queste sfide a una natura impossibile, in tempi in cui gli equipaggiamenti erano poco più che normali vestiti. Sul finir dell'Ottocento fu un italiano il primo esploratore a circumnavigare il Mare Artico dalla Scandinavia allo stretto di Bering: si chiamava Giacomo Bove e compì l'impresa nel 1877. Non contento, si dedicò ai ghiacci dell'altro emisfero, circumnavigando la Patagonia australe. E che dire, sempre per rimanere ai venti sferzanti della Patagonia, di padre De Agostini, missionario con la passione per l'alpinismo che negli anni Trenta esplorò quella regione che avrebbe affascinato tanti viaggiatori? Quando di parla di avventura, sangue freddo e coraggio l'elenco profuma di epica e ricorda le gesta del Duca degli Abruzzi o, in tempi più recenti, l'impresa di Renato Cepparo che compì negli anni Cinquanta la prima missione italiana in Antartico (Cepparo, arzillo novantenne, sarà in città domenica per parlare della sua impresa).
A raccontarci quante bandiere tricolori siano passate tra i ghiacci del Nord e del Sud sono Roberto Cossu e Aldo Scaiano, che hanno organizzato la kermesse all'Umanitaria. Viaggiatori (il primo è anche produttore di reportage) ed entrambi appassionati di queste regioni estreme, hanno conosciuto protagonisti di gesta incredibili. Come l'alpinista valdostano Rinaldo Carrel, oggi 78enne e nel 1971 fidata guida al Polo Nord della spedizione di Guido Monzino, il primo italiano a raggiungere il Polo. «Manager e imprenditore (il padre fu il fondatore della Standa, ndr), Monzino era anche un alpinista esperto. Con lui aveva 300 cani polari, 30 guide Inuit e una guida straordinaria direttamente dalla val d'Aosta: Rinaldo Carrel, che due anni dopo lo avrebbe accompagnato nella prima spedizione italiana sull'Everest», racconta Cossu. Carrel sarà domani all'Umanitaria e porterà con sé i filmati d'epoca. Ma i due poli non sono solo terre di neve e ghiacci: un'altra bandiera tricolore, non meno importante di quelle menzionate prima, viene oggi issata sul fronte della tutela ambientale e culturale. Il merito è di Gianluca Frinchillucci, direttore del Museo Polare etnografico di Fermo, l'unico in Italia specializzato in questa materia. «Dal 2002 abbiamo ideato un database che accoglie un inventario dettagliato delle popolazioni e delle culture che vivono ai Poli», spiega. Lo chiama il suo «uovo di Colombo»: «Abbiamo una base nella Groenlandia orientale dove siamo in contatto con gli Inuit del luogo, persone che solo pochi decenni fa vivevano di caccia alla foca e in abitazioni sotto terra e oggi magari hanno la parabola, ma sono senza lavoro, si buttano nell'alcol e spesso, come nel caso di una mia guida, si suicidano». I ricercatori italiani hanno deciso di fare qualcosa: il risultato è una «Carta dei popoli artici» che mira a promuovere progetti di cooperazione internazionale con queste popolazioni che rischiano, specie nelle generazioni anziane, la distruzione della propria identità.