«Polvere di stelle» per Brancaleoni, la voce del jazz che piace a Bublè

L'anno scorso, durante uno showcase romano, l'amico Michael Bublè lo chiamò sul palco per intonare in duetto la celebre Stardust. Renzo Arbore ha definito il suo disco «squisito». Lui ha collaborato con i «guru« della musica jazz d'autore all'italiana, da Franco Cerri a Gianni Basso, Fabrizio Bosso, Stefano Bagnoli e Massimo Moriconi. E ha soltanto 27 anni. Il milanese Matteo Brancaleoni stasera al Blue Note (info 899.700.022), per un appuntamento che ormai ha il sapore di una tradizione: è la quinta volta che il giovane crooner canta nel celebre locale milanese in soli due anni. Ad affiancarlo, come è consuetudine da diversi mesi, è la Bodo Band con Carlo Bellotti alla batteria, Paolo Gambino alle tastiere, Luca Allievi alla chitarra, Nino La Piana al pianoforte e Roberto Chiriaco al basso. Il repertorio è fedele alla songbook made in Usa, da My Way passando per More di Ortolani e Smile di Chaplin: «Il tentativo - ci racconta Matteo - è quello di avvicinarsi a una musica più moderna, dove il contrabbasso è sostituito dal basso elettrico e le tastiere sono in primo piano». Una sorta di perfetto crogiuolo tra il jazz più raffinato alla Sinatra e la musica più pop. «Nel mio piccolo il tentativo è di abbracciare il pop, purchè abbia una struttura di base all'avanguardia, vicina a quella per il jazz». E da quel «nel mio piccolo» si coglie tutta l'umiltà del bravo Matteo, qualità che è il viatico per una carriera ricca di soddisfazioni, fortuna permettendo: «C'è troppo autocitazione nel mondo dello spettacolo - dice Matteo - E sono contrario a chi concepisce il jazz come genere snob. Se fosse davvero così, allora la musica perderebbe gran parte del suo valore». Per l'anno prossimo Matteo ha pronto il suo secondo album, dopo quel Just Smile inciso assieme al pianista Renato Sellani: «Inizieremo a lavorarci con il nuovo anno. Conterrà i miei primi pezzi inediti».