Il posto fisso? Ora si «fa» in laboratorio Assunti entro un anno 9 chimici su 10

In quanti tra delicatissimi alambicchi e vapori colorati hanno sognato di inventare formule magiche e miracolose. Eppure il «piccolo chimico» non basta più. Evidentemente il sogno di lavorare tra ampolle e formule incomprensibili ai più si perde per strada se ogni anno sono solo 300 gli studenti che si immatricolano alla facoltà di Chimica. Un vero peccato. «Perché oltre il 90 per cento dei nostri laureati trova lavoro a nove mesi dalla laurea e di questi il 55 per cento agguanta da subito un posto a tempo indeterminato». Parola di chi la chimica la conosce bene: Rita Annunziata, coordinatrice del settore didattico della facoltà di via Venezian, docente entusiasta e appassionata. Lo consiglia agli studenti, ma anche ai genitori: «I nostri laureati non restano a spasso». Una certezza. Tanto che per avvicinare gli studenti delle scuole superiori ha organizzato la «Settimana della Chimica», dal 16 al 22 febbraio. Una full immersion per far conoscere ai più giovani il mondo dell’industria e del settore. L’iniziativa nasce dalla stretta collaborazione dell’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia con Confindustria, Assolombarda, Federchimica, associazioni di categoria e istituzioni universitarie e culturali come l’ateneo milanese, che per l’occasione organizza quattro conferenze dedicate alle applicazioni della chimica in campo archeologico e dei beni culturali, ai biomateriali e alla cosmetologia. Per gli studenti sarà possibile visitare aziende e musei d’impresa, avvicinarsi alle sperimentazioni chimiche nei laboratori universitari e in quelli del Museo della Scienza e della tecnica, seguire seminari di approfondimento e partecipare alle attività di orientamento, ludiche e di laboratorio, organizzate dalle scuole. «La chimica è una scienza trasversale - spiega la Annunziata -. Ha attinenza con qualsiasi aspetto delle attività umane e ha un’enorme importanza nella produzione di elementi indispensabili per garantire la qualità della vita nella società moderna. È vero che nel primo biennio abbiamo una dispersione del 20-30 per cento. Ma ci sono anche molti diplomi triennali. E poi non serve una preparazione di base particolare. Entusiasmo, quello tanto». Le nuove professioni per i chimici vanno dalla cosmesi ai beni culturali. Ma non sono pochi quelli che lavorano per i Nas o nei laboratori del Ris. La novità riguarda la chimica applicata all’aria. «Diventerà un mezzo determinante per la soluzione di problemi sociali e ambientali, come la salute e le fonti energetiche alternative - dice ancora Rita Annunziata -. La ricerca del chimico oggi è rivolta alla risoluzione del problema inquinamento attraverso la ricerca di processi sempre più eco-compatibili». Proprio per questo dal prossimo anno accademico partirà un corso di laurea professionalizzante per preparare i nuovi esperti dell’aria. «L’Arpa, la Regione e la Provincia sono a caccia di queste nuove figure professionali che sappiano studiare il problema dell’inquinamento e fornire nuove soluzioni - spiega la professoressa -. A distanza di 30 anni è ora che il chimico impari anche a ripulire il mondo».