«Potevano rovinare un terzo dei prodotti»

«Ci sono tutte le condizioni per contenere i danni nelle campagne nonostante il grave disastro ambientale perché l’irrigazione nelle aziende è sospesa per le intense precipitazioni del periodo invernale». È il risultato del monitoraggio della Coldiretti, che ha messo in rete le imprese agricole presenti lungo il fiume Po, per tenere sotto controllo lo stato dell’inquinamento, verificare il rispetto del divieto di utilizzare acqua, attuare interventi di prevenzione e segnalare le situazioni di rischio alle autorità competenti. Si tratta, secondo la Coldiretti, di un grave episodio «che ha messo in pericolo l’intero ecosistema di interesse agricolo e ambientale del bacino del Po dove vivono 16 milioni di abitanti». Quello del Po, secondo i dati dell’organizzazione, è il bacino idrografico più grande d’Italia, con oltre 71mila chilometri quadrati, un quarto del territorio nazionale, 3.200 comuni in sei regioni. Il suo peso sull’economia nazionale è rilevante: in quest’area si forma il 40% del Pil, il 37% dell’industria nazionale, che sostiene il 46% dei posti di lavoro e il 35% della produzione. Grazie a un inverno piovoso le coltivazioni non necessitano di attingere acqua dai fiumi inquinati ma se il versamento fosse avvenuto tra qualche mese, quando è massima la richiesta di acqua delle colture «sarebbe stato compromesso quasi un terzo del made in Italy alimentare».