"Premiata Arisa, la più simpatica"

Gianni Morandi: "Fare il presentatore a Sanremo è difficilissimo, un po' come fare il prefetto a Palermo"

Sanremo - D’accordo, non avrà vinto il sondaggio promosso da Downlovers.it, il sito italiano di download gratuito e legale che ha incoronato Perdere l’amore di Massimo Ranieri come canzone sanremese d’amore, però Gianni Morandi è un simbolo del Festival. E basta vedere come la gente lo accoglie all’Hotel Nazionale a pochi metri dall’Ariston. Lui scatta dritto come un fuso, nemmeno avesse i suoi 64 anni: «È un bellissimo Festival. Bonolis ha un’energia clamorosa».

Morandi, però molti dei nomi storici della canzone italiana non ci vogliono venire: hanno paura della gara.
«Ma perché, io ci sono venuto sei volte e giuro che in gara è molto più divertente. Le canzoni che valgono davvero vengono fuori lo stesso anche dopo un’eliminazione».

Poi quest’anno la musica è tornata al centro dell’attenzione.
«Bonolis è stato capace di fare spettacolo rispettando la musica. Certo, se potesse avere all’Ariston tutti i grandi nomi, da Battiato a Vasco Rossi, il risultato sarebbe diverso».

Lei non ha mai pensato di presentarlo?
«Una volta il mio produttore Bibi Ballandi mi disse: presentare Sanremo è come fare il prefetto a Palermo. Aveva ragione».

Chi le è piaciuto quest’anno?
«Quella ragazzina con gli occhiali neri e grossi».

Arisa.
«Quella che canta Sincerità. È simpatica, mostra una simpatia intelligente che è molto rara».

Com’è cambiato il Festival in tanti anni?
«Una volta eravamo blindati. Mi ricordo che Bobby Solo dovette scappare con la polizia perché era assediato dai fans. Adesso è tutto più rilassato».

Però Mina rimane sempre dietro le quinte.
«Per me il contatto con il pubblico è fondamentale. Ma forse tutto dipende dal fatto che ho avuto dieci anni di oblio. Quel periodo è stato decisivo per capire quant’è importante sentire che c’è gente che mi sostiene».

Vent’anni fa «La Stampa» titolò «Morandi lascia Stalin e abbraccia Gesù».
«Che roba eh, me la ricordo ancora oggi».

Anche oggi che l’ennesimo progetto della sinistra è di nuovo in crisi?
«Mi dispiace moltissimo. Veltroni pensava di costruire un partito ma non ce l’ha fatta, si è arenato a metà strada».