Il premier nella sezione più rossa di Roma: «Come siete tristi»

Il Cavaliere nella sede Pd di via dei Giubbonari e parla con gli iscritti. Un militante si rifiuta di stringergli la mano: «Sono juventino»

da Roma

Sapete qual è la sezione del Pci/Pds/Ds/Pd più popolare e rossa di tutta la capitale, quella che resta fedele al segretario perinde ac cadaver, da Togliatti a D’Alema e persino a Veltroni nonostante ogni salto e trasformazione, la piccola Stalingrado inespugnabile che resiste come sempre al centro e alla destra? A Roma lo sanno tutti, è la sezione Campitelli in Via dei Giubbonari, vicino a Campo de’ Fiori. Quella che come segretario ha ancora il segretario di Baffino. Quella sempre aperta ogni giorno. Quella che sì, ora siamo diventati Partito democratico e stiamo coi postdemocristiani, ma alle pareti esibisce ancora e con orgoglio il ritratto di Antonio Gramsci nonché di Enrico Berlinguer. Quella che nell’ultima metamorfosi, s’è rifiutata a stragrande maggioranza degli iscritti, di togliere la targa di marmo sull’ingresso con la falce e martello rossa e la dedica a Guido Rattoppatore, giovane partigiano comunista fucilato al Forte Bravetta dai nazifascisti. Bene, sapete chi ha osato entrarvi ieri sera, per non dire espugnarla? Ma sì, avete indovinato. Con sorriso smagliante a 36 denti, passo sicuro e fare ammaliante, nella sezione Campitelli è entrato proprio il premier, il cavaliere rossonero che vuol piacere a tutti, lui, Silvio Berlusconi.
Da far morire di invidia non solo Uolter ma pure Dario Franceschini che nella sede dei Giubbonari non ha ancora avuto il coraggio di affacciarsi, da far strabuzzare gli occhi ai passanti in fila davanti allo storico spaccio di filetti di baccalà. Oh, questa è la sede antica dei comunisti romani ma quelli del popolo, che ha sempre fatto concorrenza a Trastevere e ha snobbato la sezione del Pantheon dove erano iscritti fighetti e intellettuali. Alla Campitelli, gli unici iscritti da copertina erano Sandro Curzi prima che passasse a Rifondazione, e Achille Occhetto quando era segretario. Ma D’Alema premier, per Bombardare Belgrado, doveva passare in due sole sezioni per avere il placet dei compagni romani: al Tiburtino e qui, alla Campitelli. Capite ora, di che si tratta? Quale rischio abbia corso Berlusconi?
Il quale invece, con la faccia abbronzata che si ritrova in ogni stagione, non ha temuto il pericolo. Tornato da Napoli nel tardo pomeriggio, dopo essersi un poco riposato a Palazzo Grazioli s’è concesso una passeggiata dalle parti di Campo de’ Fiori. Gli piacciono le vetrine degli antiquari e le gioiellerie, dunque Via dei Giubbonari era un passaggio obbligato. I consueti applausi dei passanti, poi l’ingresso della sezione Pci/Pds/Ds/Pd. «Posso entrare?», ha fatto il premier. «Ci mancherebbe», hanno risposto i compagni un po’ stupiti e perplessi. Una volta dentro, per rompere il ghiaccio l’ospite ha domandato: «Da quanto tempo esiste questa sezione?». E quelli, con orgoglio: «Da una vita, e sempre in difesa dei lavoratori». Uno ha preso coraggio e lo ha sfidato: «Perché lei ride sempre mentre la situazione va a pezzi e ci sono tanti problemi in Italia e nel mondo?». Ormai l’atmosfera s’era fatta cordiale, e il premier ha risposto che le cose non stanno così, «siete voi ad essere sempre tristi, guardate questo vostro compagno come sta imbronciato, non mi ha voluto nemmeno salutare». Era il compagno Renato, che infine ha sorriso anch’egli mentre un altro spiegava a Berlusconi: «Sa perché non le ha stretto la mano? Perché è juventino». Grandi sorrisi, saluti cordiali, e Berlusconi se ne è andato salutando con un grande gesto il compagno Renato, «ciao juventino».
Sull’ingresso della Campitelli, mentre Berlusconi s’allontanava, s’è sentito mormorare: «Questo fa il capo del centrodestra perché là c’era il vuoto. Lo avessimo avuto noi il vuoto al comando, ora sarebbe nostro».