Un presepe in Galleria

Per il Natale del 2007 vogliamo un grande presepe in Galleria, nell'Ottagono, insieme al bell'albero scintillante di Svarowski. Deve essere un presepe «alla milanese», cioè grande bello e ricco, magari realizzato dai famosi artigiani napoletani di via San Gregorio Armeno, che però ci risparmieranno le statuine di Cannavaro e Bush, Moana Pozzi e coppie gay. Vogliamo il presepe in Galleria per ricordare a tutti, cominciando da certi presidi e certi insegnanti, il significato culturale e storico - non solo religioso, quindi - di questa splendida tradizione. Una tradizione profondamente italiana, inventata da San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia, mentre contribuiva anche alla nascita della nostra lingua con opere in volgare come il Cantico delle creature. Vi sono ricorrenze e simboli religiosi che, radicati per secoli nella vita del paese, hanno finito per assumere un valore civile e culturale che prescinde da quello religioso: il presepe ne è l'esempio più evidente. Basti ricordare il messaggio di amore, di carità, di pace e di speranza di riscatto per l'umanità che promana dal presepe: quei «valori universali di cui il Natele è espressione» come ricorda il nuovo direttore scolastico regionale Anna Maria Dominaci. Un messaggio che non possono che condividere anche laici e non credenti - di questi tempi è utile ricordare che le due categorie non coincidono. Ma forse ciò che per noi più conta è il valore civile, anzi - lasciatemelo dire - nazionale del presepe. Per questo l'anno prossimo lo vogliamo in Galleria. Alla faccia di certi presidi e insegnanti sedicenti progressisti che in nome di un bislacco multiculturalismo lo vietano nei loro istituti, mente perfino la scuola araba di via Ventura celebra serenamente il Natale cristiano. In realtà costoro non fanno che proiettare certe loro fobie ideologiche su «alunni di altre confessioni», i quali finora non hanno manifestato alcun fastidio per il presepe o per il Natale. L'odio per il Natività, per il suo valore i suoi simboli, per il presepe e per il significato culturale, civile e nazionale di questa tradizione è solo un loro problema. Noi, invece, vogliamo il presepe in Galleria.