La Prestigiacomo: "Serve una svolta o fra 15 anni ci saranno conseguenze"

Il ministro dell'Ambiente: "La Conferenza Onu di Copenaghen assume
un significato sempre maggiore e la presenza del presidente Usa, Barack
Obama, alla chiusura del summit è un segnale incoraggiante". A chi non si vuole accorgere che ci sono degli allarmi e occorre una
svolta bisogna dire che "fra 10-15 anni subiremo le
conseguenze di questa sottovalutazione"

Roma - "Finalmente lunedì si apre la tanto attesa Conferenza Onu di Copenaghen che di ora in ora assume un significato sempre maggiore e la presenza del presidente Usa, Barack Obama, alla chiusura del summit è un segnale incoraggiante". Lo ha detto all'ANSA il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, alla vigilia della 15/a Conferenza delle Parti della Convenzione sui cambiamenti climatici (Cop15) dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen.

Bene Obama "La presenza di Obama fa intendere la forte volontà di prendere decisioni impegnative", ha detto Prestigiacomo riferendo che in queste ore di fatto i negoziati sono già cominciati e le "telefonate si susseguono": "Noi saremo convocati tutti i giorni come consiglio Ambiente Ue". E in merito alla trattativa e alle ipotesi di risultato il ministro ha ribadito che "ormai tutti sappiamo che si lavora su una decisione politica vincolante che poi sarà sviluppata nel 2010 in un trattato vero e proprio". A Copenaghen, ha detto il ministro, "per la prima volta 197 Paesi discuteranno in maniera forte. L'Italia sta con l'Ue, poi discutiamo, ma andiamo con un disegno condiviso".

"Svolta o conseguenze" A chi non si vuole accorgere che ci sono degli allarmi e occorre una svolta energetica bisogna dire che "fra 10-15 anni subiremo le conseguenze di questa sottovalutazione". "Le posizioni dei negazionisti - ha aggiunto Prestigiacomo - sono fuori da ogni contesto". A Copenaghen, "al di là dei target di riduzione delle emissioni per i singoli Paesi c'é in ballo lo sviluppo sostenibile a livello globale". 

"Superare il protocollo di Kyoto" L'ideale sarebbe "superare il Protocollo di Kyoto e fare un nuovo trattato con obiettivi diversi. Questo sarebbe il massimo del successo a Copenaghen". In particolare il ministro ha detto che l'altra ipotesi sul tavolo del summit, quella di Emendare Kyoto "sarebbe il risultato minore perché prevede target di riduzione delle emissioni vincolanti per noi ma non per i Paesi che sono fuori dal Protocollo e per i quali ci sarebbe, un impegno successivo".. Altra strada quella di mantenere due percorsi paralleli diversi, trattato globale e Protocollo di Kyoto, da far poi confluire con un impegno per tutti. Ma i paesi a economie emergenti "sono favorevoli a politiche interne ma non vogliono controlli". Ad ogni modo già gli annunci di Cina e India "rappresentano una svolta e un radicale cambiamento di approccio". Il ministro dell'Ambiente ha quindi sottolineato "la profonda differenza" tra la situazione alla vigilia della Conferenza che ha generato il Protocollo di Kyoto, del '97, e la Conferenza di Copenaghen dove Cina e India sono coinvolte. ''I due Paesi forse non sono ancora pronti a un trattato vincolante ma le condizioni sono oggi diverse".