Preti e top model, evitato ogni corpo a corpo

L’incontro, sul campo di Senago, finisce 3-0 a favore dei sacerdoti. Venduti tutti i duemila biglietti: i fondi verranno devoluti ai bambini abbandonati di Nairobi

Il prepartita è stato molto più emozionante. Le top model sono uscite sul prato del comunale di Senago come fanno le ragazze dei sottoclou quando mostrano il numero del round, ogni passo uno sguardo che stende. La tattica era quella di snobbare gli avversari, insomma non dargli peso, ignorarli. In effetti la nazionale ufficiale dei preti d’Italia, i loro avversari, era in conclave, molto assorta e pensierosa, ma il motivo era un altro e molto serio: erano solo in otto a dieci minuti dal fischio d’inizio. In un clima molto teso, in tutti i sensi, la partita a scopo umanitario fra top model e preti con incasso a favore dei bambini di Nairobi, è apparsa subito a rischio, come peraltro si temeva. Alcune dichiarazioni. Celeste Maione, napoletana, trequartista, ventisettenne, capitana, occhioni e un soprannome che lasciamo immaginare, fa: «Loro ci evitano e fanno bene. Ma abbiamo in serbo una sorpresa che li lascerà senza fiato». Segue gruppo di fotografi che da quel momento decidono di pedinarla senza tregua. Scusi, può svelarci la sorpresa? «Ci spoglieremo, è ovvio». L’incontro prende corpo.
I preti, in una castigatissima maglietta color cielo aderente che mette in prima fila i cuscinetti dell’amore, guardano in alto. Non è questione di abitudine, è che da lì, in elicottero, potrebbe arrivare il terzetto che manca per formare l’undici e in particolare padre Mietek, polacco, uno che si dice sia in ottimi rapporti con il principale. A Don Claudio arriva la soffiata: «Si spogliano? Siamo pronti a tutto».
Arrivano i tabellini delle squadre come a San Siro. Arriva anche un elicottero ma a bordo ci sono solo vip venuti a presenziare, di padre Mietek neppure lo spirito. Un inviato di una Tv importante chiede a padre Claudio com’è il clima, insomma se si sente emozionato e, nel caso dovesse capitare, come si comporterà in un eventuale corpo a corpo: «Niente corpo a corpo? E chissà perché, sono anche loro figlie del Signore e la bellezza è un suo dono, peccato sprecarla». Dentro c’è tutto, perfino il senso del suo apostolato. Ma la partita a quel punto è già abbondantemente in ritardo tanto che gli organizzatori decidono di far disputare una prima sgambata di assaggio alle top model contro la squadra locale di papà e volenterosi, ma a questo punto è subentrato l’aiuto divino e nessuno poteva dubitarne: imponente e solenne ecco padre Mietek, detto Boniek, parroco in una chiesa di Torino e naturalmente juventino. La sola sua presenza ha rivitalizzato la squadra dei parroci che si sono messi a cerchio per studiare la tattica e ogni tanto qualcuno alzava la testa per controllare le avversarie. Ma chissà cosa gli frullava per il cervello. Intanto le tentazioni erano forti e qualcuno non ce l’ha fatta, per esempio don Maurizio. Il bravo pastore ha tentato il primo colpo al momento della foto d’assieme: tutti i suoi compagni sulla sinistra, le top model a destra e lui intrufolato fra loro che allargava le braccia come Tardelli al Bernabeu. Non si sa chi lo abbia richiamato all’ordine, sta di fatto che don Maurizio, saltellando come papà canguro, è rientrato nei ranghi con lo stretto entusiasmo necessario. Il secondo tentativo di fuga è stato quello di don Pupillo, un nome che non promette niente di buono. Esterno destro, montatura degli occhiali bianca, don Pupillo ha subito mostrato il suo vero obiettivo: lo sfondamento delle linee avversarie. Partiva palla al piede e s’infilava di qui e di là creando scompiglio e gridolini di stupore perfino nella russa Petroskaya.
Il resto è stato un trionfo, la nazionale dei preti, massiccia e carburata, non si è fatta distrarre dai giochi di gambe, dopo dieci minuti era già 3-0 e l’arbitro ha solo potuto fischiare con largo anticipo la fine di quello spettacolo indecoroso per gli amanti del calcio, ma stupendamente divino per chi era arrivato al campo con ben altri intenti. Stiamo parlando dello scopo benefico naturalmente: incassati 100mila euro per costruire una casa a Nairobi per i bambini abbandonati.

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