«Probabili nuove scosse» Ma Milano è preparata ad affrontare il terremoto?

«Essendosi verificata una sequenza di scosse sismiche questa settimana, è più alta la probabilità che se ne verifichino delle altre, ma questo è tutto ciò che possiamo dire». Parola di Gianluca Valenzise, sismologo dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Milano non è zona sismica, ma vicino alla nostra città ci sono 3 o 4 punti - nell’Alto Parmense, epicentro della scossa di venerdì, a Brescia, il Garda, Salò (2004), Modena e Reggio Emilia (2008) - molto sismici. I rischi per la nostra città? «Scosse più forti potrebbero provocare solo un grande spavento ai cittadini, ma non danni». Su una cosa concordano gli esperti: è impossibile prevedere i terremoti. «Martedì per esempio - raccontano dalla Protezione civile Provinciale - dopo la scossa della notte nel Veronese, giravano voci sull’arrivo di una seconda scossa prevista per le 13, che non è mai arrivata. Una previsione che aveva come unico effetto quello di creare panico e inutili allarmismi, perché è impossibile predire i terremoti».
Detto ciò, Milano, appunto, città non a rischio sismico, è pronta ad affrontare un’eventuale emergenza? Nel Milanese si contano 2700 volontari divisi in 107 organizzazioni specializzate: dagli incendi boschivi all’unità cinefila addestrata alla ricerca di persone tra le macerie, al rischio idrogeologico, ai sommozzatori. Volontari «professionisti» in grado di arrivare sul luogo dell’emergenza tempestivamente, con tutto l’equipaggiamento necessario. A partire dalla raccolta delle informazioni: la protezione civile del Comune è collegata a quella della Provincia, alla sala operativa della Regione, a Prefettura, centrale operativa dei Vigili del fuoco, 118 e Croce Rossa. Il primo passo è la condivisione delle informazioni - «siamo ovviamente in grado di comunicare anche nel caso di black out o interruzione delle comunicazioni telefoniche o cellulari» spiegano: fatto il quadro della situazione, si decidono le strategie e le priorità di intervento con tutti i soggetti coinvolti. Così se i vigili del fuoco intervengono nei casi più urgenti, la Protezione civile è in grado anche di allestire un campo per sfollati, organizzare cucine e tutto quanto possa servire alla popolazione.
«Milano è in grado di rispondere, e ha la capacità di mettere in campo forze, uomini materiali sufficienti anche a dare una mano in altri luoghi». L’anno scorso a Pavia intervenne il nucleo cinefilo di Milano per cercare dispersi sotto le macerie, mentre sono stati i volontari milanesi a organizzare e montare le pompe per svuotare la metropolitana dopo l’alluvione del Seveso. Così ad Haiti e a L’Aquila è stato inviato il nucleo di a2a specializzato nella costruzione di reti telefoniche. «Gli episodi della settimana hanno dimostrato che Milano ha funzionato abbastanza bene - il bilancio -. Qualcosa che si può migliorare? Può essere utile ripetere le esercitazioni nelle scuole». Già le scuole, ma in tutti gli edifici pubblici e privati i milanesi saprebbero cosa fare? «Intanto i nostri volontari formano 8000 studenti all’anno; si insegna ai bambini come comportarsi e si fanno prove di evacuazione. Così è obbligatorio per insegnanti e dirigenti scolastici partecipare a corsi sulla sicurezza. Lo stesso vale per le aziende. Lo impone la legge».