Processo alle "nuove Brigate rosse", chieste condanne per 192 anni

La requisitoria del pm Ilda Boccassini, davanti ai 17 imputati per banda armata e associazione sovversiva: «La mia soddisfazione è che sono stati fermati. Se non l'avessimo fatto, ora ci sarebbero altre vittime». Le difese: «Richieste esorbitanti senza argomentazioni»

Il coro si alza dalla gabbia nell'aula della prima Corte d'Assise di Milano. «Contro lo Stato della violenza, ora e sempre resistenza». Il pubblico ministero Ilda Boccassini ha appena concluso la sua requisitoria. La Procura ha chiesto la condanna fino a un massimo di 22 anni per 17 persone arrestate nel febbraio del 2007 e accusate di far parte delle nuove Brigate rosse. E loro, gli imputati, gridano slogan di altri tempi. «La mia più grande soddisfazione - conclude il pm - è che sono certa che siano stati fermati prima che qualcuno altro potesse rimetterci la vita». Ilda Boccassini ha ricostruito davanti ai giudici tutte le indagini svolte a partire dal 2001, spiegando che sono partite dai «comportamenti anomali» di alcuni protagonisti di questa vicenda. «Sono state raccolti e acquisiti elementi di prova certi della loro colpevolezza - insiste il pm - al di là di ogni ragionevole dubbio». Nel racconto dell'accusa si parla di «uno scenario devastante in cui» gli imputati «stavano elaborando e pianificando una serie di reati». Il pubblico ministero si è soffermato sui contenuti «contrari ai valori Costituzionali» del foglio clandestino «Aurora», di cui gli investigatori vennero a conoscenza nel 2001. Nel primo numero di questa rivista, ha ricordato Boccassini, si prefigurava la costituzione di un partito «con una natura clandestina e politico-militare». Un partito che, «facendo uso delle armi», avrebbe dovuto avviare «la guerra di classe». Ancora, il pm ha osservato come gli indagati non abbiano utilizzato la tecnologia che, invece, è stata utile a chi ha effettuato le indagini, condotte, quindi, con modalità diverse da quelle degli Anni di piombo. Le indagini si sono invece avvalse di un'attenta osservazione dei «comportamenti anomali dei sospettati nella loro vita quotidiana: atteggiamenti che ricordavano proprio quelli delle Brigate Rosse». Boccassini ha accennato agli incontri tra gli indagati, che non si telefonavano mai, che fissavano appuntamenti, attraverso itinerari tortuosi, per discutere del loro progetto eversivo. «È terribile - ha detto il magistrato - pensare che nel 2001 si possa progettare di sovvertire un ordinamento democratico facendo uso della violenza». Allo stesso modo, il senatore e giuslavorista Pietro Ichino era «un tragico obiettivo» delle nuove Br. Di qui, le richieste di condanna (quelle più alte riguardano Davide Bortolato e Claudio Latino - 22 anni -, per Vincenzo Sisi - 21 -, per Bruno Ghirardi - 20 - e Alfredo Davanzo - 19 -). In totale, più di 192 anni di carcere. «Ritengo che sia stata provata - ha detto ancora il pm - e documentata la responsabilità di tutte le persone rispetto ai fatti gravissimi di cui sono accusate». Quindi, «l'unica mia soddisfazione è che sono certa che sono stati fermati; nessuna persona intelligente può pensare ad un ritorno degli "anni di piombo", ma è certo che alcune persone hanno pagato con la vita il fatto di essere inserite in un contesto sociale, come D'Antona e Biagi. Sono certa che se non li avessimo fermati, ci sarebbero state altre vittime. Almeno per ora è stato sventato il pericolo che qualcuna o più persone potessero rimetterci la vita». «Quelle formulate dal pm - è il commento di Giuseppe Pelazza, uno degli avvocati difensori dei 17 imputati - sono richieste esorbitanti senza alcun riferimento alla normativa, senza argomentazioni in ordine alla sussistenza del fatto rivelando una totale assenza di cultura della giurisdizione spesso rivendicata dai magistrati».